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26.07.2019

Bellò e gli alpinisti sopravvissuti «Un progetto per il Pakistan»

Tarcisio Bellò e Luca Morellato ancora convalescenti.   A.FR.
Tarcisio Bellò e Luca Morellato ancora convalescenti. A.FR.

«Spero di poter tornare ad arrampicare, ma la vedo dura. In ogni caso, anche se potessi ricominciare, voglio dedicarmi al progetto umanitario in Pakistan e a un libro che racconti quasi vent’anni di spedizioni in quel Paese». Se il corpo di Tarcisio Bellò chiede ancora riposo, la testa è operosa. A pieno ritmo. Al centro dei pensieri dello scalatore di Quinto Vicentino, rimasto ferito lo scorso 16 giugno mentre guidava una spedizione sull’Hindukush, in Pakistan, c’è il centro alpinistico “Cristina Castagna”, un progetto nato nel 2009 all’indomani della morte della fortissima alpinista valdagnese. «È un progetto a cui credo moltissimo e a cui credono, soprattutto, i pakistani – racconta Bellò -. Per loro il centro rappresenta un’occasione di sviluppo, di lavoro. Significherebbe creare un volano per il turismo alpino in queste zone e un supporto per gli escursionisti. Il Centro offrirebbe ospitalità, formazione alpinistica alle guide, formazione per il soccorso alpino, scuola di alpinismo… I pakistani sono stati i primi a credere in questa opportunità». E per sostenere questo sogno, A Quinto Vicentino è in programma proprio oggi, con inizio alle 18.30, un aperitivo solidale organizzato con la Pro loco alla scuola primaria “Perlasca”. All’iniziativa saranno presenti, oltre a Bellò, anche i tre compagni della spedizione interrotta drammaticamente lo scorso giugno: Luca Morellato, anche lui di Quinto, Tino Toldo di Caltrano e David Bergamin di Castelfranco. I quattro racconteranno la disavventura che li ha colpiti mentre scalavano una vetta di 5853 metri mai raggiunta prima, con l’intenzione di intitolarla a Melvin Jones, uno dei fondatori dei Lion. «Ancora oggi facciamo fatica a capire cosa è accaduto con precisione – ricorda Bellò -. Fatto sta che si è staccato un pezzo di montagna con noi sopra. Siamo finiti in un tritacarne e ne siamo usciti macellati». In quel tritacarne di rocce, neve e ghiaccio, ha perso la vita Imtyaz Ahmmad, 39 anni, pakistano, compagno di spedizione e amico di Bellò da alcuni anni. «È anche per la sua famiglia che raccoglieremo fondi nella serata di Quinto – spiega Bellò -. Sua moglie è rimasta sola con quattro figli. Non li abbandoneremo». Di sicuro l’alpinista potrà contare sulla vicinanza dei compaesani. «Dopo l’incidente abbiamo sentito una forte vicinanza – racconta Luca Morellato, 23 anni, il giovane della spedizione che si sta riprendendo a una frattura al bacino -. Quando giro per il paese in tanti mi domandano come sto, si interessano, mi chiedono del Pakistan. E io racconto loro com’è stata quell’esperienza, stupenda soprattutto dal punto di vista umano. Sono poveri, hanno poco niente, ma ti danno tutto. Qui da noi, invece, si fa fatica a salutarci tra vicini di casa». Morellato qualche passeggiata in montagna ha già ricominciato a farla, «e da una settimana riesco a stare seduto senza problemi, cosa che prima mi era impossibile». L’incidente non ha spento la sua passione per l’alpinismo, che l’ha catturato quando aveva ancora 10 anni, anzi: «questa estate ho mostrato tenda e piccozze ai ragazzi del Grest. Vorrei portare nelle scuole questo sport. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Frison
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