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24.09.2019

«L’apocalisse nella mia Amazzonia»

Lingue di fuoco divorano la foresta dell’Amazzonia dove ha lavorato molti anni il missionario laico SellaIl missionario laico Sella sta preparando un libro sull’Amazzonia.  L.G.
Lingue di fuoco divorano la foresta dell’Amazzonia dove ha lavorato molti anni il missionario laico SellaIl missionario laico Sella sta preparando un libro sull’Amazzonia. L.G.

La foresta amazzonica è devastata da incendi che stanno «trasformando in un’Apocalisse la nostra riserva di ossigeno». Il tema è al centro dell’attenzione dei media internazionali, di personaggi pubblici, della politica e di campagne social. Un fenomeno grave, che si sta cercando di affrontare in modo concreto. Una terra, l’Amazzonia, di cui si è interessato in prima persona anche il missionario laico Adriano Sella, residente a Gambugliano, che ha lavorato per molti anni in questo territorio, dal 1990 al 1994 nelle regioni interne e dal 1995 al 2002 nella capitale Belém, dove è stato coordinatore della Commissione giustizia e pace e delle Pastorali sociali della Conferenza episcopale del nord del Brasile accompagnando e sostenendo l’impegno delle comunità ecclesiali e dei movimenti sociali. GLI INCENDI. «Nella stagione secca - spiega Sella -, i coltivatori bruciano ettari di foresta per dare spazio a grandi monocolture o a pascoli per il bestiame. Il problema non è rappresentato dai contadini che bruciano piccoli pezzetti di terra, ma dai grandi proprietari che bruciano migliaia di ettari di terra. Un’emergenza che si è espansa a macchia d’olio. Se prima il governo frenava - spiega -, l’attuale sembra favorire la bruciatura». AGRO BUSINESS. La rincorsa agli incendi è, infatti, il metodo più veloce per ridurre il verde improduttivo e spingere gli agro-business più redditizi. Un’esperienza, quella del missionario vicentino, vissuta a fianco dei contadini contro i latifondisti, che trattano la terra come merce: «In quegli anni di vita in Amazzonia e di lotta a favore dei poveri contadini, sono riuscito a conoscere il problema della terra: tanta, ma distribuita a pochi. I grandi latifondisti esigevano la terra a un prezzo irrisorio. L’agricoltore si rifiutava e, di fronte a questa resistenza, passava alle minacce, in molti casi, anche di morte. La fragilità dei contadini stava nel fatto che non avevano documentazione a dimostrazione della loro proprietà». I PROPRIETARI. I grandi proprietari, invece, prosegue il volontario, «preparavano documenti falsi per dimostrare che la terra era loro. Nel 1992, ad esempio, due latifondisti hanno inviato alcuni personaggi per far allontanare due famiglie di contadini dalle loro terre dando loro un ultimatum. Si rifugiarono nel luogo di riferimento della comunità ecclesiale. Molte famiglie si unirono per dare appoggio a loro ed iniziò un cammino di protesta per quello che stava accadendo e di pressione alle autorità competenti per avere giustizia». Sella racconta di essere stato lui stesso «minacciato di morte nel 1993 per essermi messo dal lato dei contadini, lottando con loro per la giustizia sulla terra». Una terra, che, per gli Indios, è una madre. Una terra che non va trattata come una merce: «Il nostro lavoro di missionari è anche cambiare la mentalità delle persone. In attesa del Sinodo dei Vescovi indetto da Papa Francesco in ottobre sull’Amazzonia in difesa degli alberi e degli esseri umani - conclude il missionario laico di Gambugliano - sto preparando il libro dal titolo “Amazzonia, dalle piante ai popoli e alle creature”». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Laura Guarducci
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