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01.09.2019

La Casa dei mestieri e il secolo che non c’è

L’officina meccanica è stata tra i tanti luoghi aperti nella casa di  Costozza di  Longare in cui i giovani orfani hanno potuto imparare una professione e trovare la strada che li ha condotti verso il futuro grazie all’opera di don  CalabriaLa tipografia altro importante laboratorio in cui apprendere praticamente una professioneDopo uno dei numerosi ampliamenti della Casa di Costozza è stato aperto il laboratorio di calzoleriaQuale miglior location per dar vita al proprio destino se non una vera e propria forgia con tanto di incudini
L’officina meccanica è stata tra i tanti luoghi aperti nella casa di Costozza di Longare in cui i giovani orfani hanno potuto imparare una professione e trovare la strada che li ha condotti verso il futuro grazie all’opera di don CalabriaLa tipografia altro importante laboratorio in cui apprendere praticamente una professioneDopo uno dei numerosi ampliamenti della Casa di Costozza è stato aperto il laboratorio di calzoleriaQuale miglior location per dar vita al proprio destino se non una vera e propria forgia con tanto di incudini

Domenica 8 settembre ricorre il centenario della Casa Buoni fanciulli di Costozza e l’associazione ex allievi della casa dell’Opera don Calabria festeggia. Sono centinaia i vicentini che sono cresciuti e transitati da lì. Nel 1919 veniva aperta a Costozza la prima filiale della Casa Buoni fanciulli di don Giovanni Calabria. Il primo superiore fu il sacerdote vicentino don Luigi Pedrollo che seppe dare all’opera una caratteristica particolare che sarà portata avanti negli anni da tutti i religiosi e maestri di lavoro fino al 1996. Nonostante siano trascorsi 23 anni dalla chiusura delle attività, il ricordo di quell’esperienza resta scolpito nella memoria di quei “ragazzi di una volta”. Nel 1919 si era appena usciti dalla Prima grande guerra. Una scia di vedove e orfani era nella più nera miseria. Un prete veronese, don Giovanni Calabria (1873-1954), sceglie di dedicarsi ai bisognosi, in particolare ai più piccoli e abbandonati fondando la prima Casa dei Buoni fanciulli a San Zeno in Monte di Verona. Ad affiancarlo un prete della diocesi di Vicenza: don Luigi Pedrollo, ora in via di beatificazione. La storia riferisce che già nel 1918 il conte e onorevole Gaetano Rossi, incontrando il vescovo di Vicenza Ferdinando Rodolfi, propose di donare alla diocesi una villa a Longara. In un’intervista a don Pedrollo del 1978 venne riassunta la vicenda: «L’onorevole Gaetano Rossi andò dal vescovo a offrire a nome di sua sorella una villa a Longara per ragazzi, per un’opera buona. Il vescovo fu molto contento e ringraziò l’onorevole Rossi ma soggiunse: io avrei anche un altro desiderio, di fare qualche cosa per gli orfani, specialmente per gli orfani di guerra, e c’è a questo proposito don Calabria che avrebbe il desiderio di aprire una casa a Vicenza. Rossi non se lo fece dire due volte, era molto caritatevole e disse al vescovo: “Io ho una villa a Costozza; la metto a disposizione del vescovo e di don Calabria qualora fosse adatta allo scopo”. Don Giovanni trovò che si sarebbe prestata egregiamente allo scopo che si prefiggeva». La povertà della Casa era quotidiana. I fanciulli lavoravano nei campi, coltivando verdura per pranzo e cena; un religioso si prodigava nella stalla per garantire il latte; le suore, dai primi anni Venti, dormivano in soffitta al caldo afoso d’estate e al freddo d’inverno, lavavano e stendevano in giardino, rammendavano e preparavano il pasto per tutti. I religiosi e i ragazzi dovettero adattarsi alle difficoltà, che don Pedrollo seppe convogliare nell’affidamento alla Provvidenza, come marchio dell’Opera don Calabria. C’erano pochi mezzi: non mancava il sostegno verso quei ragazzi che, se non lo avessero ricevuto affatto, sarebbero rimasi a mendicare o sulla strada, senza una famiglia che li crescesse. Una famiglia: questo era la Casa Buoni fanciulli, dove imparare un’educazione e un lavoro. Ben presto iniziarono corsi di addestramento professionale, prima con lavori come il lattoniere, il fabbro ferraio o il cardatore di lana, con maestri d’arte spesso volontari. Si aprivano opportunità di inserimento lavorativo immediato in laboratori artigiani. E presto comparvero i primi macchinari per la meccanica alimentati con motore unico tramite alberi, pulegge e cinghie. La Casa, già alla fine dei ’50, iniziò a costruire nuovi laboratori e una nuova scuola. Aule ampie, attrezzate con torni, frese, saldatrici, trapani e tutto ciò che serviva. Fu ampliata la falegnameria e si diede nuovo impulso alla tipografia con nuovi strumenti. Altri orfani o ragazzi bisognosi si alternavano ogni 4 o 5 anni e vi soggiornavano durante tutto il tempo dell’anno scolastico. La Casa Buoni fanciulli divenne Centro di formazione professionale di tutto rispetto. Molti giovani trovavano facilmente lavoro negli anni Sessanta, e molti di essi fondarono aziende importanti, contribuendo allo sviluppo economico del Veneto e del Vicentino. Furono tipografi, falegnami, metalmeccanici, disegnatori progettisti. Ospitò anche una sede staccata dell’istituto Lampertico. Purtroppo a metà degli anni ’90 la Casa cessò la sua attività perché le energie della famiglia calabriana furono dirottate verso Paesi più bisognosi: America Latina, Africa e Asia. E allora perché celebrare un centenario al quale non si è arrivati? I Buoni fanciulli di Costozza non hanno solo imparato una professione, ma hanno respirato un clima irripetibile, in anni difficilissimi per chi era solo o senza risorse per studiare. Provano quindi riconoscenza per quell’Opera che non c’è più ma che continua ad essere viva e presente. Alcuni ex allievi continuano ad organizzare due incontri ogni anno, uno a Gallio, che è stato il centro estivo, ed uno a Costozza. La Casa ora è la sede dell’associazione Malattie rare “Mauro Baschirotto”. Un’opera che sembra una prosecuzione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giancarlo Cappellaro
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