La curiosità

La Nasa è ad Arcugnano: «I miei razzi spaziali perfetti come quelli veri»

Se le ultime parole di Dante nella sua “Divina Commedia” sono: «…e uscimmo a riveder le stelle!». All’Osservatorio di Arcugnano gestito dal Gruppo Astrofili Vicentini dal 1996, da qualche mese si possono ammirare mirabili modellini in scala 1 a 60 di vettori spaziali, stazioni orbitanti, razzi e navicelle, tutti realizzati da un’unica mano tecno-artigianale: quella del socio Massimo Zancan, 51enne di San Pietro in Gù (Pd), che nella vita fa il responsabile di produzione di una nota azienda. 

La passione Un appassionato di stelle, come un meticoloso costruttore di riproduzioni di macchine spaziali, tali da lasciar basiti i visitatori che salgono sulla collina che domina il borgo di Arcugnano. I modellini fanno bella mostra sul bancone dell’aula didattica, che è alla base di quel telescopio che venne donato dall’ingegnere Giancarlo Beltrame, il primo negli anni ’80 e successivamente nel 2007, da appassionato di stelle qual è stato. «I modellini, una ventina in tutto –spiega il suo costruttore-, sono la novità del post pandemia. E’infatti durante il periodo di chiusura, con l’Osservatorio rimasto chiuso al pubblico per due anni, che mi è nata la passione per la costruzione». Prima di allora, Zancan era dedito alla sola osservazione col proprio telescopio. Oggi per i soci, è l’artefice della maggiore attrazione dell’Osservatorio, dopo il telescopio: «C’era la necessità di riempiere il tempo, quando il cielo velato inibiva l’osservazione del cielo, con l’Osservatorio pullulante di adulti e bambini. Così ho pensato che i modellini fossero quel ponte tra curiosità e didattica, capace di calamitare l’attenzione di grandi e piccini!». L’acquisto di una stampante 3D è stato per lui folgorante: «Ho le competenze base di un qualsiasi cittadino con il computer di casa, ma avevo anche la dimestichezza di spaziare tra i vari siti della Nasa, che mette a disposizione le mappe di costruzione in scala, di tutti i suoi vettori. Da qui alla transizione al software per modellazione 3D, è stato lo slancio che mi ha permesso di creare ciò fanno coloro che usano i mattoncini Lego, mentre io uso solo un filo e una stampante di ultima generazione». 

Lo Shuttle Il risultato è stupefacente, a partire dal più grande dei suo modelli, alto più di un metro dello Shuttle Discovery, con tanto di serbatoio, buster e rampa di lancio. Tempo di realizzazione quasi tre mesi, con la stampante al lavoro per 18-24 ora al giorno. Di poco inferiore come tempistiche, è stata la sua prima realizzazione: un planetario e poi la stazione spaziale ISS, in orbita sopra le nostre teste di chi si siede ad ascoltare le spiegazioni dei soci all’Osservatorio. Da qui, passando alla rassegnazione della moglie Ombretta, Zancan non ha più smesso di dedicarsi nel tempo libero a nuovi modelli, sempre più sofisticati, tutti scomponibili e dettagliati. «Oggi –aggiunge lui- sto pensando al Saturn 5. Un modello complesso di vettore spaziale che spero in qualche mese di esporre nell’Osservatorio». Il tutto realizzato in forma gratuitamente per l’Associazione Astrofili Vicentini: «È il mio modo di contribuire al lavoro e sostegno dell’Associazione!». A mostrarsi gratificato e orgoglioso di tutto questo lavoro, è anche il presidente Lorenzo Tagliaro, e Nicola Montanaro, uno dei soci fondatori: «Quello che Massimo Zancan ci dona, è a dir poco ammirevole per noi e ammirato dal pubblico. Oltre a essere uno dei pochi costruttori di modelli spaziali in Italia, è sorprendente osservare chi poi , dopo averlo sentito spiegare sui misteri del cosmo, viene a sapere che quei modellini li ha costruiti proprio colui che gli sta spiegando». «Ormai sono talmente tanti e sempre più grandi, che i modellini faticano a trovare spazio all’interno della nostra sede, il che ci porta a pensare un futuro allargamento degli spazi». La questione è palpabile sentendo i vari soci, segno questo dell’alta frequentazione che l’Osservatorio sta avendo dopo l’apertura post pandemica: «Ogni martedì sera, apriamo le porte, come pure l’occhio del nostro telescopio – conclude il presidente Tagliaro -, a curiosi, appassionati e scolaresche. Il tutto gratuitamente e con finalità didattiche. Ciò che invece ancora scrutiamo in lontananza, ma con speranza, è la possibilità di realizzare una cupola planetaria, che potenzierebbe la nostra offerta informativa».

Antonio Gregolin