Altavilla Vicentina

Ex guardia giurata pesta e minaccia la compagna. Il giudice: «L’ha indotta al sesso»

Le scarpe rosse sono il simbolo della lotta alla violenza sulle donne (Foto Archivio GdV)
Le scarpe rosse sono il simbolo della lotta alla violenza sulle donne (Foto Archivio GdV)
Le scarpe rosse sono il simbolo della lotta alla violenza sulle donne (Foto Archivio GdV)
Le scarpe rosse sono il simbolo della lotta alla violenza sulle donne (Foto Archivio GdV)

Dal luglio 2019 in avanti avrebbe reso impossibile la vita alla compagna, con insulti, botte e minacce. L’avrebbe, di fatto, costretta al sesso: lei, infatti, avrebbe accettato i rapporti ma solamente per evitare nuove aggressioni. Fino a quando, esasperata, non si era rivolta ai carabinieri e lo aveva denunciato, dando il via all’inchiesta.

Ora è in corso, davanti al giudice Pezzoli, il processo a carico di V. N., 43 anni, di Altavilla (le iniziali sono a tutela della presunta vittima, altrimenti riconoscibile): difeso dall’avv. Deborah Bozzetti, deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale ai danni della sua ex M., una vicentina di 45 anni, che si è costituita parte civile in aula con l’avv. Lara Franchini per chiedere un risarcimento dei danni che avrebbe subito per il comportamento violento dell’imputato. L’udienza, in programma nei giorni scorsi, è stata aggiornata: dovranno essere ascoltati i primi testimoni, a partire dagli inquirenti che avevano seguito le indagini e sentito alcune persone informate dei fatti.

 

In base a quanto ricostruito dalla procura, che con il pubblico ministero Carunchio aveva coordinato gli accertamenti dei militari della stazione e dei colleghi di palazzo di giustizia, i due si erano conosciuti alcuni anni fa ed erano andati a convivere. All’epoca, V. N. lavorava come guardia giurata e si era imbattuto in M. in un locale; si erano piaciuti e innamorati, e poi erano andati a convivere.

Nell’estate di due anni fa, però, l’imputato avrebbe radicalmente cambiato atteggiamento, anche a causa di una gelosia ritenuta ossessiva. Avrebbe iniziato a insultare la compagna, a minacciarla, anche pesantemente, e ad alzare le mani su di lei, costringendola a vivere in uno stato di terrore perché le baruffe e le scenate erano frequenti e il clima in casa assai teso. 
In questo contesto sarebbero avvenuti anche i rapporti sessuali, che la procura ha inserito nel capo di imputazione come comportamenti prevaricanti da parte dell’imputato: non avrebbe violentato la compagna con la forza, ma l’avrebbe indotta a subirli per evitare più gravi conseguenze da un eventuale rifiuto, nonostante lei, in quelle condizioni di convivenza, non avesse intenzione di condividere l’intimità con quello che era comunque ancora il suo compagno.

 

Sul punto sarà battaglia in aula (comunque davanti al giudice monocratico e non al collegio), perché le imputazioni sono pesanti, e perché V. N. si difende con forza, contestando radicalmente l’impostazione del magistrato e professando la sua innocenza. 
Qualche tempo dopo, M. aveva trovato la forza di presentarsi in caserma e di sporgere denuncia, chiudendo così la relazione sentimentale che era nata sotto tutt’altri auspici. 

La procura, al termine di una rapida indagine, ha chiesto il processo: in tribunale emergerà la verità. 

 

Diego Neri