Altavilla Vicentina

Arrestato per spaccio ma è innocente: 24enne avrà un indennizzo dallo Stato

Il giovane vicentino ha trascorso una ventina di giorni da recluso pur essendo innocente: sarà risarcito (Foto simbolica d'archivio)
Il giovane vicentino ha trascorso una ventina di giorni da recluso pur essendo innocente: sarà risarcito (Foto simbolica d'archivio)
Il giovane vicentino ha trascorso una ventina di giorni da recluso pur essendo innocente: sarà risarcito (Foto simbolica d'archivio)
Il giovane vicentino ha trascorso una ventina di giorni da recluso pur essendo innocente: sarà risarcito (Foto simbolica d'archivio)

In cella da innocente: ottiene il risarcimento. Per quasi venti giorni è rimasto in carcere, pur non avendo fatto nulla. Ha professato la sua estraneità alle accuse, ma è riuscito a convincere gli inquirenti solamente dopo qualche settimana. Lui, con lo spaccio in grande stile di marijuana, non c’entrava. È stato liberato, e poi la sua posizione è stata archiviata. Merito, anche, della sua lunga barba. Ed ora ha ottenuto i danni per l’ingiusta detenzione patita: la Corte d’appello di Venezia, infatti, ha accolto l’istanza di Nikola Vuckovic, 24 anni, nato ad Arzignano e residente ad Altavilla, e ha disposto che il ministero lo risarcisca con diverse migliaia di euro, come sollecitato dal suo legale, l’avv. Edoardo Mele.

 

Figlio di una famiglia senza grane con la giustizia, un lavoro in regola e mai un problema con le forze dell’ordine, all’alba dell’8 giugno dello scorso anno era stato ammanettato: il giudice aveva firmato anche a suo carico, accogliendo una richiesta del pubblico ministero, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa: spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso del blitz, in cui vennero catturate una decina di persone, furono sequestrati diversi chilogrammi di marijuana, ed altrettanti vennero “scoperti” grazie alle intercettazioni telefoniche. Alcuni video, poi, girati di nascosto dagli inquirenti che avevano individuato un garage in cui lo stupefacente veniva stoccato, portarono a dare un nome ai complici dei principali sospettati. L’indagine portò a sgominare un vasto traffico di droga che interessava la città e l’Ovest Vicentino; le condanne in tribunale, ne mesi scorsi, sono fioccate. 

 

Vuckovic quella mattina venne portato in carcere a Rovigo; per l’emergenza Covid, non poté incontrare né i suoi famigliari né il suo difensore durante la quarantena. Il 12 giugno il suo legale presentò un’articolata memoria difensiva sottolineando che si era trattato di uno scambio di persona. Ma il 17 la procura diede parere negativo alla scarcerazione. Quello stesso giorno Vuckovic partecipò all’interrogatorio di garanzia, e al giudice spiegò di non c’entrare per nulla con l’indagine. Ma l’indomani il carcere gli venne confermato. 

Fu solo dopo una settimana, quando il pm chiese i domiciliari, che il giudice firmò la remissione in libertà del giovane: c’erano dei dubbi sull’identità. In settembre la procura chiese l’archiviazione per il giudice, firmata dal giudice il mese successivo: Vuckovic non aveva nulla a che vedere con i reati contestati. 

 

Cos’era successo? Gli inquirenti nei filmati avevano visto un giovane che effettivamente risulta assai somigliante a Vuckovic; dai documenti di quest’ultimo la somiglianza è ancora più marcata. Non solo: il sospettato vero (gli inquirenti lo stanno identificando) abiterebbe a due passi dalla casa del padre del giovane di Altavilla. Di qui, probabilmente, l’errore, corretto dalla stessa polizia giudiziaria in un supplemento d’indagine. Fra l’altro, al momento dell’arresto, Vuckovic aveva la barba molto più lunga del “sosia”; non avrebbe potuto farsela crescere in così poco tempo. Non solo: dai tabulati telefonici, non erano emersi contatti fra il giovane e gli altri indagati, che lui sosteneva di non mai conosciuto in vita sua. Della sua estraneità si sono resi conto, con correttezza, gli stessi investigatori, in un secondo momento. 

 

La Corte, presieduta da Citterio, nel procedimento di riparazione per ingiusta detenzione - in cui il ministero dell’economia non si è neanche presentato - ha accolto non solo la richiesta “tecnica” (cioè il versamento di circa 250 euro per ogni giorno passato in carcere per niente dal vicentino - ma anche la maggior somma sollecitata dall’avv. Mele, sulla scorta del fatto che è giovane, e che era la prima volta che conoscenza «l’esperienza traumatica del carcere. 

 

Diego Neri

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