Monticello Conte Otto

Con la ricetta del dentista si droga di analgesici e la riproduce 140 volte

L’imputato avrebbe fatto incetta di analgesici in numerose farmacie fino a quanto il medico non era stato informato e aveva denunciato

Nel giro di alcuni mesi, avrebbe fabbricato qualcosa come 140 ricette mediche con il suo computer, falsificando l’originale del suo dentista. È l’accusa mossa dalla procura a carico di Matteo Veronese, 43 anni, padovano di origine, residente a Bressanvido.

Nei prossimi giorni il processo

L’imputato, difeso dall’avv. Dario Lunardon, nei giorni prossimi dovrà comparire in aula davanti al giudice Luigi Lunardon, per rispondere di un’ipotesi di falso. Il pubblico ministero Maria Elena Pinna lo ha infatti citato a giudizio al termine delle indagini dei carabinieri di Sandrigo e del Nas di Padova.

I fatti risalgono al 2018

I fatti contestati risalgono alla fine dell’estate del 2018. Veronese, che lavorava come giardiniere, sistemando anche l’area verde di un dentista con studio a Monticello Conte Otto, all’epoca dovette sostenere diverse cure odontoiatriche per un problema serio, e si recò pertanto più volte in ambulatorio. Il medico, che lo conosceva, gli prescrisse in occasione degli interventi più complessi e dolorosi, con regolare ricetta, del “Depalgos”, un farmaco analgesico e antidolorifico. 

La duplicazione delle ricette con il computer

Da quanto ricostruito al termine delle indagini, l’imputato una volta avuta una ricetta in mano ne avrebbe approfittato, e sfruttando gli strumenti informatici che aveva in casa - computer, stampante, scanner - lo avrebbe memorizzato nella memoria del suo pc, stampandone poi una serie di copie, nelle quali avrebbe semplicemente modificato la data, ma sempre con il timbro e la firma del suo dentista. In totale, gli inquirenti hanno stimato che Veronese abbia formato almeno 140 copie della ricetta a lui intestata, che avrebbe poi consegnato in diverse farmacie del Vicentino per farsi consegnare confezioni di antidolorifico. Ad una prima vista, quelle ricette parevano autentiche, tanto che nessuno, per qualche tempo, si sarebbe accorto di nulla.

Il dentista chiederà un risarcimento danni

Il dentista, che in aula - è assistito dall’avv. Agron Xhanaj - potrebbe costituirsi parte civile per chiedere un risarcimento dei danni, alla fine di agosto di quattro anni fa aveva ricevuto la telefonata di un farmacista di Vicenza, il quale si era insospettito per l’atteggiamento di Veronese, che si era recato nella sua attività per ritirare il “Depalgos”. Ad un esame più attento, il farmacista si era accorto che la ricetta pareva farlocca e aveva contattato il dentista. Quest’ultimo, che non vedeva in ambulatorio il giardiniere da tempo, aveva subito spiegato come quella ricetta non fosse sua; quindi aveva cercato direttamente il giardiniere, che davanti a lui avrebbe ammesso la falsificazione. Pertanto, il camice bianco si era presentato in caserma per sporgere denuncia. 

Le indagini

I carabinieri avevano raccolto le varie testimonianze ed avevano compiuto, su ordine della procura, una perquisizione a Bressanvido dove avevano trovato non solo il computer con i files delle false ricette ancora in memoria, ma anche alcune scatole del medicinale in casa. Quindi avevano compiuto un controllo nelle varie farmacie, ricostruendo come l’imputato si fosse presentato in tantissimi casi a chiedere il farmaco, cambiando spesso locale per non farsi scoprire. Di qui la denuncia e l’inchiesta, che ha portato il giardiniere a processo. In aula, l’imputato avrà la possibilità di difendersi, e di dimostrare la sua innocenza davanti al giudice. 

Diego Neri