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08.01.2020

«La questione delle cave è una ripicca del parente»

La cava Col Campanaro
La cava Col Campanaro

«Leonardo Otello Pizzato avrebbe dovuto girare gli affitti al fratello Fioravante e non intascarseli a fronte del pagamento di un debito che in realtà non c’era mai stato. Tra i due, carte alla mano, c’era un accordo di cessione del credito simulato, per un prestito fittizio che Leonardo Otello non aveva mai elargito al parente: alla base dell’accordo c’era l’obiettivo per Fioravante di potersi mantenere con gli affitti dopo il fallimento, e quindi di tutelare quel denaro che altrimenti sarebbe andato alle banche. Il mio cliente si era fidato del fratello e solo nel 2017, pochi mesi prima della morte, ha capito di essere stato preso in giro: Leonardo ha incassato 200 mila euro di affitti senza alcun diritto effettivo, e oltretutto non ci pagava nemmeno le tasse che invece sono sempre state a carico del mio cliente». Quella spiegata dall’avvocato Massimiliano Zuliani, uno dei legali dei tre fratelli figli di Fioravante, è una vicenda famigliare dai risvolti sempre più intricati, con due diverse inchieste: in una è imputato Leonardo Otello, per appropriazione indebita. Fioravante Pizzato, deceduto nel 2017, era invece l’ex titolare dei diritti di escavazione delle cave in località Col Campanaro e Valle dei Merli, in Comune di Valbrenta, lavorate prima dalla ditta “Pozza-Pizzato” poi convertita nella “Valbrenta Marmi srl”, fallita nel 2013. Entrambi i siti di escavazione sono stati sequestrati a novembre dalla guardia di finanza di Vicenza. L’ipotesi degli inquirenti riguarda le gallerie e le aree esterne: dal 2011 al 2013 la famiglia Pizzato, con il capostipite Fioravante e i figli Carlo, Sonia ed Alfio, avrebbero operato il deposito delle sostanze tossiche. Secondo l’avvocato Zuliani, però, «i finanzieri non troveranno nulla, perché quei rifiuti non ci sono. Crediamo sia stata tutta una ripicca di Leonardo Otello, che sta giocando la carta del presunto deposito abusivo di rifiuti quale risposta alle precedenti questioni famigliari e giudiziarie a suo carico. La cava è stata riconsegnata a posto, come testimoniano anche i controlli della Regione. Abbiamo piena fiducia nella magistratura, al termine delle indagini preliminari i miei assistiti chiederanno di essere ascoltati dal pm per spiegare nel dettaglio come stanno veramente le cose». © RIPRODUZIONE RISERVATA

F.C.
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