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13.08.2019

Centrale sul fiume, due nuovi ricorsi

Il fiume Brenta all’altezza di Pian dei Zocchi, il sito in cui potrebbe essere costruita la nuova centrale
Il fiume Brenta all’altezza di Pian dei Zocchi, il sito in cui potrebbe essere costruita la nuova centrale

Valbrenta, due ricorsi contro la costruzione della centrale idroelettrica sul Brenta in località Pian dei Zocchi per motivi ambientali, turistici e sportivi. E si chiede che venga attivata una nuova valutazione dell’impatto ambientale. Il sindaco, Luca Ferazzoli: «Il Brenta in questi anni è cambiato molto, per la Valle è una risorsa fondamentale, quella centrale distruggerebbe anni di lavoro sulla valorizzazione del territorio. Ci opporremo con tutte le forze». La questione è annosa e risale al 2011, quando la Regione concesse una nuova derivazione idroelettrica sul fiume, già interessato da altre cinque opere simili. L’opposizione delle amministrazioni comunali si fece da subito sentire, accompagnata da quella delle associazioni sportive e dal Bacino acque fiume Brenta. Oggi ci sono ancora loro in prima fila, sul fronte del “No”, dichiarato con due ricorsi in sede amministrativa presentati in questi giorni dal nuovo Comune di Valbrenta e dalle associazioni sportive della vallata al Presidente della Repubblica e al Tribunale delle acque di Roma, allo scopo di bloccare la realizzazione della mini centrale idroelettrica concessa dagli uffici tecnici regionali del Veneto a Claudio Crestani, imprenditore di Bassano. A Carpané, nel municipio del Comune di Valbrenta, il sindaco Luca Ferazzoli ha esposto gli interessi ambientali della cittadinanza, ribandendo: «Il grave impoverimento che l’opera arrecherebbe non solo al fiume ma a tutto lo sviluppo, anche turistico e sportivo, dell’intera Valle». Insieme al primo cittadino. le associazioni, rappresentate da Rolando Lubian, presidente del Bacino Acque Fiume Brenta, che ha precisato: «L’area del Brenta dove è prevista la centrale è un sito importantissimo per la riproduzione della trota marmorata, specie protetta per la quale sia la Regione che la Provincia di Vicenza hanno investito molte risorse allo scopo di incrementare lo sviluppo di questa preziosa specie ittica. Mettere in secca metà di quel tratto di fiume significherebbe perdere anni di lavoro, e non si capisce come la Regione abbia scelto da una parte di investire sulla trota marmorata e dall’altra di appoggiare una centrale che di fatto la mette a serio rischio. È un controsenso». Infine, marcata opposizione all’opera è stata ribadita da Ivan Pontarollo di Ivan Team sas, Valbrenta Team asd e Federazione italiana rafting: «Il Brenta ha già dato abbanstanza - ha spiegato l’imprenditore - In fiume ci sono già cinque centrali, poi abbiamo la statale 47, le cave, e chi più ne ha più ne metta. Il territorio della Valbrenta va tutelato, non sfruttato, e con lui tutte le attività che ne sostengono lo sviluppo economico, sportivo e turistico. Abbiamo eccellenze che tutti ci invidiano, diciamo un “No” deciso alla centrale per tutelarle, perché è nostra ferrea volontà farle crescere e non indebolirle come accadrebbe con la derivazione». Per tutti, alla base dei ricorsi c’è «Il timore fondato che l’ennesimo utilizzo dell’acqua porti a situazioni di secca difficili da gestire e che danneggerebbero l’ambiente e l’economia tutta al territorio dal punto di vista sportivo e turistico». Entrambi i ricorsi si basano, tra tra le altre ragioni, su aspetti tecnico-giuridici, come il mancato assoggettamento dell’iter autorizzativo alle valutazioni di impatto ambientale, «che non possono essere evitate». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Cavedagna
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