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08.02.2020

Una stanza a NY Il sogno di Stefano diventerà realtà

Stefano Gheller realizzerà il suo sogno: una vacanza a New York
Stefano Gheller realizzerà il suo sogno: una vacanza a New York

«Appena ho sentito la storia di Stefano, e del suo sogno di andare a New York, ho avvertito il bisogno morale di dare il mio contributo. Gli metterò a disposizione la stanza che tempo fa ho acquistato al The Dominick Hotel di Manhattan. Stefano sarà mio ospite per cinque giorni, potrà contare su tutti i comfort possibili e spazi adeguati alla sua disabilità. Per me e mia moglie è un gesto semplice, ma lo facciamo davvero col cuore». Sono le parole di Erik Gaspari, imprenditore milanese, ora residente a Lugano, in Svizzera, che ha ascoltato la storia di Stefano Gheller, attraverso Radio24. Il cassolese di 47 anni, dalla nascita soffre di una rara patologia genetica degenerativa che lo costringe su una sedia a rotelle, attaccato a un respiratore. Fino a poche settimane fa, Stefano voleva morire, andare in Svizzera per l’eutanasia. Da quando ha scelto di rendere noto il suo calvario, attraverso un’intervista rilasciata al Giornale di Vicenza, la sua vita è diventata improvvisamente molto più piena di amici e prospettive, tanto che il desiderio di morire si è trasformato in quello di realizzare il sogno di visitare New York. L’obiettivo si è ufficializzato pochi giorni fa attraverso una raccolta fondi. Anche questa notizia ha avuto una diffusione nazionale. E, per fortuna, non solo. «Qui in Svizzera ascoltiamo spesso le radio italiane, soprattutto per le notizie di politica - spiega al telefono il mecenate - Lo scorso martedì, mentre stavo andando al lavoro ho sentito l’intervista di Stefano e mi si è stretto il cuore. Credo sia successo a molti, è sempre toccante conoscere vite così sfortunate». Ieri Erik Gaspari, sul tragitto che lo portava ancora in ufficio, ha sentito nuovamente la voce di Stefano. «In una nuova intervista alla radio ha raccontato del sogno di New York - spiega l’imprenditore - Mi sono detto che potevo fare qualcosa, ho trovato il suo contatto e gli ho offerto un soggiorno per cinque giorni nella mia stanza. È stato felice, almeno quanto lo siamo io e mia moglie Margarita. È bello aiutare le persone, insegniamo anche ai nostri figli che devono sempre farsi avanti quando è possibile e rispettare tutti. Per noi è un piccolo sacrificio ma siamo davvero felici di poter fare qualcosa di buono. Non so se conosceremo mai Stefano, forse non potremo nemmeno mai stringerci la mano, ma il pensiero che fino a poco fa volesse venire in Svizzera per scegliere di morire e che invece, proprio noi che siamo in Svizzera, possiamo dargli una piccola mano per realizzare il suo sogno è davvero una cosa bella. La vita a volte crea coincidenze incredibili, basta solo prestare attenzione e mettere a disposizione quello che possiamo, anche se è solo un caffè o dieci minuti del nostro tempo. Tanti auguri di cuore Stefano, continua a combattere». •

Francesca Cavedagna
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