Il 6 giugno a Rosà

Un evento di musica e sport per ricordare Michele Merlo ad un anno dalla sua scomparsa

Si terrà il 6 giugno a Rosà un evento in memoria di Michele Merlo. Il comune di Rosà e @play2give, in collaborazione con la Nazionale Italiana Cantanti e La partita del cuore, hanno organizzato una serata di musica e sport per celebrare Michele ad un anno dalla sua drammatica scomparsa a seguito di un'emorragia cerebrale causata da una leucemia fulminante; come riporta la pagina Facebook  dell’associazione solidale "Romantico Ribelle", fondata in memoria del giovane artista e a sostegno della ricerca scientifica.

 

 

La manifestazione, allo stadio comunale lunedì 6 giugno dalle ore 20.30, è patrocinata dalla Regione Veneto, ed è stata ideata insieme alla famiglia Merlo con Play2give e il Comune di Rosà, in collaborazione con la Nazionale Italiana Cantanti e La Partita del Cuore Onlus. Per poter partecipare, è necessario acquistare i biglietti che sono ancora in vendita su Boxol. L’incasso sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza Onlus per sostenere i progetti di ricerca ed assistenza alle malattie pediatriche ed all’ Associazione Romantico Ribelle. Ma l’evento sarà disponibile anche sul web, in diretta Twitch sul canale Play2Give.

 

 

«Con tanti amici e l’aiuto della Nazionale Cantanti, proveremo a ricordarlo attraverso la musica e il gioco. Vogliamo celebrare così Michele e sostenere anche gli artisti che non hanno la possibilità di emergere», le parole di Domenico Merlo, padre del cantante, durante un'intervista televisiva a "Verissimo". Silvia Toffanin ha ospitato in studio il padre dell’ex allievo di Amici e gli amici Federica Carta e Federico Baroni. Dopo la clip commemorativa, la conduttrice bassanese non è riuscita a trattenere le lacrime. Il papà del cantante, Domenico, è certo che il figlio si sarebbe potuto salvare se solo i medici fossero stati più attenti e tempestivi nel soccorrerlo quando fu ricoverato per un malessere. Queste le sue parole a Verissimo: «Quello che è successo a Michele è frutto di una sanità che non funziona più: il sistema ha subito dei tagli importanti e questo porta continuamente a situazioni drammatiche. I medici legali sostengono che bastava un esame del sangue per salvarlo. Aveva una probabilità dal 77% all’89% di guarire, in circa sei mesi, dalla malattia».