Lotta al Covid

Ulss 7, spedite 155 diffide. «Vaccino o sospensione»

La vaccinazione di una dipendente dell’Ulss 7 in una foto d’archivio
La vaccinazione di una dipendente dell’Ulss 7 in una foto d’archivio
La vaccinazione di una dipendente dell’Ulss 7 in una foto d’archivio
La vaccinazione di una dipendente dell’Ulss 7 in una foto d’archivio

Il tempo adesso è scaduto. Dopo ripetuti solleciti e raccomandate in parte ignorati, l’Ulss 7 ha attuato il giro di vite e ha inviato 155 diffide ad altrettanti operatori sanitari, suoi dipendenti a vario titolo, che non risultano ancora vaccinati. Le missive sono già state consegnate attraverso la posta interna: i destinatari hanno quattro giorni di tempo per sottoporsi a vaccino, pena la sospensione dal servizio che scatterà tassativamente dalla settimana prossima, senza nessun altro rinvio.

In tutto i dipendenti dell’Ulss che non si sono ancora vaccinati sono ancora di più: 225. Ma 70 non hanno ritirato la precedente raccomandata che li invitava a provvedere: un tentativo di prendere tempo. Tuttavia la direzione dell’Ulss Pedemontana fa sapere che metterà alle strette anch’essi in pochi giorni.

Il direttore del dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza, Liviano Vianello, ha ricevuto inoltre l’incarico di attivare provvedimenti anche nei confronti degli operatori sanitari non direttamente dipendenti dell’Ulss 7 ma residenti nel suo territorio. Si tratta di un altro centinaio di persone.
Dall’inizio del percorso di sollecito, avviato il mese scorso non appena il vaccino è diventato obbligatorio per legge, sono state valutate le posizioni di 1400 addetti. Oltre mille nel giro di poche settimane si sono messi a norma, anche attraverso la documentazione che attestava la possibilità di non vaccinarsi. 

In dettaglio, delle prime 155 diffide 77 sono state recapitate a infermieri, 51 a operatori sociosanitari, 3 a dirigenti medici, 3 a medici di base e pediatri di libera scelta, 2 a fisioterapisti, 2 a logopedisti, e le restanti a professionisti che con l’Ulss hanno diversi contratti di collaborazione. Tutti avranno tempo fino alla fine di questa settimana, poi verranno sospesi dal lavoro e se non provvederanno resteranno senza retribuzione fino al 31 dicembre, come previsto dalle norme di legge e dalle indicazioni regionali. Per i restanti 70 le diffide partiranno presto. Negli ultimi giorni, comunque, altri 110 dipendenti colpiti dalle diffide hanno scelto la via della vaccinazione e si sono sottoposti almeno alla prima dose.

Ciascuna delle diffide, sottolineano all’Ulss, è stata inviata dopo un’attenta valutazione delle singole posizioni da parte dello stesso dipartimento di prevenzione. Molti dei renitenti avevano inviato giustificazioni che non sono state ritenute sufficienti. Tra esse, le più gettonate sono state il bisogno di ulteriori accertamenti clinici e il diritto a esenzioni in realtà non contemplate. Ma ci sono stati anche casi di “furbetti” che hanno prenotato la prima vaccinazione senza più presentarsi, nel tentativo palese di prendere altro tempo. 

«Io sarò anche un romantico ma non perdo la speranza che questi dipendenti alla fine utilizzino questi ultimi pochi giorni per cambiare idea e vaccinarsi - è il commento del direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana, Carlo Bramezza -. Spererò fino alla fine, e mi dispiacerà davvero quando settimana prossima dovrò firmare le sospensioni esecutive. Non capisco il perché di queste scelta, che avranno ricadute importanti su tutta l’organizzazione aziendale. Per sostituire i dipendenti contrari al vaccino dovremo infatti richiamare personale dalle ferie e caricare ulteriormente chi sta lavorando senza sosta da oltre un anno. Poi ci saranno gli effetti sui servizi all’utenza, per i quali dobbiamo prevedere ritardi. Tutto questo accade in un momento in qui il virus sta riprendo forza, con contagi in costante aumento. Spero che ci ripensino, e che scelgano di rispettare il criterio di base del loro lavoro che consiste nel dovere di non mettere in pericolo la salute dei pazienti».

Francesca Cavedagna

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