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01.07.2020 Tags: Tezze sul Brenta , Vito D'Armento , Erika Csako

Spaccio di droga
dietro al bancone
del bar: tre arresti

Avevano trasformato il proprio bar in una vera e propria centrale dello spaccio e, una volta scoperti, erano stati arrestati. Nonostante un primo procedimento definito con rito direttissimo, hanno comunque continuato imperterriti nella loro attività illecita e, in tempi di Covid, hanno deciso di spostare lo spaccio all'esterno del bar. Ma sono stati nuovamente scoperti e incastrati e per loro si sono aperte le porte del carcere. Un'indagine, quella condotta dai carabinieri di Marostica, durata nove mesi e che ha portato all'arresto di Vito D'Armento e Erika Csako, titolari del bar "Fenice" di Tezze sul Brenta. Agli arresti domiciliari invece è finito Khalid Dahir, marocchino, che è risultato essere la fonte di approvvigionamento della droga. Nel corso dell'indagine sono state documentate circa 560 cessioni di stupefacente e sequestrati 17,21 grammi di cocaina, 71,41 grammi di marijuana, 24 grammi di hashish e 137.500 euro in contanti.

 

IL BAR DELLO SPACCIO. Tutto è partito lo scorso 15 novembre quando i carabinieri, nel controllare una persona, l'hanno trovata in possesso di una dose di cocaina, che confidava aver acquistato poco prima all'interno del bar "Fenice" da Vito Antonio D'Armento, gestore del locale insieme a Erika Csako. È quindi scattata la perquisizione, sia del bar che dell'attigua abitazione, nel corso della quale sono stati trovati contanti per 135.648,42 euro e 17 dosi di cocaina, spontaneamente consegnate da D’Armento. Oltre al denaro e allo stupefacente, i militari hanno sequestrato anche gli hard disk dell'impianto di videosorveglianza, da dove era possibile visionare immagini che consentivano di documentare i movimenti e le attività dei due che si susseguivano nella casa e all'interno del bar. Immagini che hanno evidenziavano come in non più di venti giorni (dal 25 ottobre 2019 al 15 novembre 2019) i due si fossero resi autori di 554 cessioni di cocaina all'interno del bar nei confronti di vari avventori, con una media di 30 cessioni giornaliere e picchi, il venerdì e il sabato, di oltre 50 cessioni per oltre 70 dosi. 

 

 

NEI FILMATI IL MODUS OPERANDI. I filmati della telecamera mostravano chiaramente gli avventori che, entrati nel bar, ordinavano e consumavano caffè o altro e, all’atto di pagare, ove fossero in cerca di cocaina, consegnavano al D'Armento o alla Csako prima l'importo della consumazione che veniva riposto nel cassetto del registratore di cassa, e poi delle banconote di taglio più grosso a seconda del quantitativo richiesto, che venivano riposte in una busta situata accanto al registratore di cassa dove si trovava pure un barattolo contenente le dosi di cocaina, che il cassiere di turno depositava sul banco, da dove venivano subito prelevate e velocemente conservate in tasca o nel portafogli dall'acquirente. Pertanto, gli inquirenti di Marostica, hanno proceduto all’identificazione degli avventori che posti di fronte ai fatti, confermavano quanto accaduto.

 

L'APPROVVIGIONAMENTO DELLA DROGA. Per quanto riguarda l’approvvigionamento della droga da parte dei due gestori del bar, gli inquirenti identificano Khalid Dahir, che in un paio di occasioni si era recato al bar “Fenice” a consegnare lo stupefacente, un’attività che veniva preceduta sempre da contatti telefonici con D'Armento e da messaggi Whatsapp memorizzati sul cellulare sequestrato. Dai filmati visionati dagli inquirenti, si vede Dahir che entrato nel bar, attende che la titolare si liberi e poi, avvicinatosi alla cassa, le consegna un involucro, poi questa si allontana per ritornare e iniziare a consegnare le dosi di cocaina a due clienti in attesa. L’involucro ricevuto viene portato all'interno dell'abitazione e nascosto in un cassetto. Si capisce anche che D'Armento preleva da questo cassetto un cospicuo numero di dosi di cocaina preconfezionate e le sposta all'interno di due barattoli, quelli che di solito lui e la donna utilizzano per riporre le dosi di cocaina e portarle nel bar dove avviene lo spaccio agli avventori.

 

SPACCIO ALL'ESTERNO DURANTE IL LOCKDOWN. Dopo questo episodio le indagini sono proseguite ed è emerso come gli indagati abbiano continuato imperterriti nella conduzione dell'illecita attività, optando, nel contesto dell'emergenza sanitaria in corso, per lo spaccio nei confronti dei soliti clienti all'esterno del bar nell'area del piazzale antistante, dove sono stati effettuati alcuni riscontri mediante l’identificazione dei consumatori ed il contestuale sequestro della dose. In tale ambito, il 29 maggio scorso, gli indagati sono stati denunciati per spaccio, poiché sorpresi a cedere stupefacente a una persona identificata poi in Massimiliano Valerio, a sua volta poi indagato direttamente dalla Procura per spaccio di droga, e trovati in possesso di due dosi di cocaina, di circa 2 grammi di marijuana e di 1.860 euro in contanti.

 

Gli elementi di prova raccolti hanno consentito al pm Alessandra Block titolare dell’indagine, di ottenere dal gip Massimo Gerace l’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare di cui due in carcere, per D’Armento e Csako, ed una agli arresti domiciliari, eseguite il 29 giugno scorso.

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