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29.05.2019

«Addio Rino, paladino di libertà»

Il feretro nella chiesa arcipretale di Mussolente
Il feretro nella chiesa arcipretale di Mussolente

Il ricordo degli anni duri della guerra, quelli vissuti nella Resistenza, il riconoscimento dell'impegno professionale nei suoi cantieri e l'ammirazione per la sua grande fede. Così ieri pomeriggio, nella chiesa arcipretale di Mussolente, gli amici e i familiari di Giovanni Battista Comacchio hanno reso omaggio e salutato, per l'ultima volta, uno dei simboli della Resistenza bassanese. Spentosi nei giorni scorsi, all'età di 97 anni, l'ingegner Comacchio prese parte alla Resistenza con il nome di battaglia “Rino”. Fu amico del comandante Masaccio e il 17 febbraio del 1945, lo aiutò a far saltare il Ponte Vecchio per rendere dura la vita ai tedeschi ormai già in rotta: in bicicletta, con un manipolo di coraggiosi, aprì la strada ai carretti che trasportavano l’esplosivo con il quale minare il monumento. E infatti, ai funerali, accanto ai parenti e agli amici, erano presenti - con le loro bandiere e le loro insegne - anche i rappresentanti delle associazioni resistenziali del comprensorio e della Provincia, come l'Anpi e l'Avl. È stato proprio il referente locale dell'Avl, il professor Francesco Tessarolo, a leggere, al termine del rito, la preghiera del partigiano scritta dal beato Teresio Olivelli. In chiesa c'erano anche l'assessore Modesto Poggiana, di Rosà, paese natale dell'ingegnere, e il parroco della frazione rosatese di San Pietro, a cui Comacchio, pur vivendo da moltissimi anni a Mussolente, è rimasto sempre molto legato e dove è stato poi sepolto. Tra i concelebranti anche un frate del convento dei cappuccini di Bassano: un luogo che l'ex partigiano, da sempre animato da una profonda religiosità, frequentava con assiduità. «In gioventù – ha sottolineato durante l'omelia il parroco di Mussolente don Alessandro Piccinelli – Giovanni Battista aveva ricevuto una chiamata, che lo aveva spinto ad impegnarsi per dare agli altri il dono della libertà e delle giustizia e il dono della fede l'ha poi accompagnato nel corso degli anni. Da ingegnere era infatti grato alla provvidenza perché nei suoi cantieri non c'erano mai stati infortuni gravi. Possa oggi dargli il Signore la gioia di riabbracciare i suoi cari e soprattutto l'amata moglie Maria Concetta». •

Caterina Zarpellon
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