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26.05.2019

Addio a Comacchio, ultimo

Giovanni Battista Comacchio è morto a 97 anni FOTO   CECCON-ARCHIVIO
Giovanni Battista Comacchio è morto a 97 anni FOTO CECCON-ARCHIVIO

Andava fiero di due cose, che ripeteva come un mantra: in guerra, non aveva mai sparato per primo; in pace, nei suoi quasi 150 cantieri di grandi opere, non era mai morto alcun operaio. Giovanni Battista Comacchio, partigiano poi diventato illustre ingegnere, se n’è andato l’altro ieri poco dopo le 19, in una stanza dell’ospedale San Bassiano, dov’era ricoverato da una settimana per una caduta nella quale aveva riportato la frattura di alcune vertebre. Aveva compiuto 97 anni il 25 febbraio scorso. Con lui scompare una figura mitica della Resistenza bassanese, ultimo superstite del gruppo dei giovani dell’Azione cattolica che dopo l’8 settembre furono raccolti e indottrinati da don Anselmo, parroco di San Pietro di Rosà. E al sacerdote, alla fine del conflitto, Comacchio si ripresentò felice di potergli comunicare che aveva rispettato il suo precetto: non aprire mai il fuoco prima del nemico. “Rino”, così era soprannominato in battaglia, fu amico del comandante Masaccio. Lo aiutò nel celebre attentato al Ponte di Bassano del 17 febbraio 1945, fatto saltare per rendere dura la vita ai tedeschi già in rotta: in bicicletta, aveva aperto la strada ai carrettini che trasportavano l’esplosivo con il quale minare il monumento. In via Marinali, a breve distanza dalla meta, rischiò di essere scoperto dai fascisti che uscivano dall’allora cinema Olympia ma non fu fermato. Eppure lo cercavano dappertutto: durante la latitanza dormì in decine di casali diversi mentre la casa di famiglia veniva data alle fiamme e il padre imprigionato. Dopo la guerra Comacchio intraprese la carriera di progettista e direttore dei lavori di dighe per importanti aziende internazionali, viaggiando in tutta Europa. Era rimasto vedovo sei anni fa. Si commuoveva sempre ricordando l’amata moglie. Viveva accudito dalla fida badante e dall’amico Lino Toniazzo in una villetta che aveva progettato sui colli di Mussolente, con ampio uso di legno. I funerali si svolgeranno martedì 28 alle 16 nella chiesa del paese. Affezionatissimo ai frati cappuccini di Bassano, è stato lucido fino all’ultimo. «Alle nostre ultime assemblee non veniva più - ricorda con affetto Francesco Tessarolo, presidente dell’associazione Volontari della libertà dell’Agro Bassanese e della federazione italiana -, ma mi chiedeva puntualmente i verbali delle riunioni perché voleva rimanere informato». Aveva seguito con tristezza anche le ultime polemiche sui partigiani. Detestava l’incattivimento della società. Gli è rimasto il rammarico di non vedere concluso il restauro del Ponte: «Mi piacerebbe essere invitato all’inaugurazione, se si sbrigano», ci raccontò due anni fa. La guarderà dall’alto, felice che tutto si possa ricostruire come ha dimostrato nella sua vita. •

Alessandro Comin
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