Bassano

Morte di Michele Merlo. La perizia afferma: «Ci fu negligenza»

Davanti al gip una discussione di quasi due ore. Dal documento sono emersi profili di «imperizia» nella condotta del medico di base: la parola adesso torna al pm
Michele Merlo
Michele Merlo
Michele Merlo
Michele Merlo

Pantaleo Vitaliano, il medico di base al quale Michele Merlo si era rivolto, si comportò correttamente applicando i protocolli sanitari che avrebbe dovuto oppure ebbe un comportamento negligente? E ancora, ammesso che il medico avesse seguito l’iter in maniera adeguata, il giovane cantante, ex concorrente di X Factor, stroncato da una leucemia fulminante, avrebbe potuto salvarsi? Sono stati questi, sostanzialmente, i quesiti attorno ai quali è ruotata la discussione sulla perizia, disposta dal giudice per le indagini preliminari, Nicolò Gianesini, che si è tenuta ieri pomeriggio nel tribunale di Borgo Berga. 
Il documento è stato redatto dagli esperti nominati dal tribunale, Walter Bortolussi e Antonello Cirnelli. In base a quanto emerso ci sarebbe la conferma che al medico di base di Merlo possano essere quantomeno ascritti i profili di «negligenza» e «imprudenza»

Incertezza sulla lettura delle perizie sulle cause della morte di Merlo

Decisamente più discusso, ieri, il tema legato al nesso di causa, ovvero se effettivamente la colpa del medico è stata la causa che ha portato al decesso del giovane bassanese. Ecco, per i due periti questo risulterebbe essere un tema molto controverso. In base infatti alla clinica ci sarebbero casi in cui pazienti colpiti dalla stessa malattia di Michele Merlo pur se trattati tempestivamente e con le cure adeguate non riescono comunque a sopravvivere. Quindi, per i periti Bortolussi e Cirnelli non c’è la certezza che la puntuale e corretta terapia avrebbe salvato Michele. Ed è appunto l’incognita legata al nesso di causa l’asse su cui ruoterà da qui in avanti la vicenda processuale legata alla morte di Merlo, in arte Mike Bird, diventato celebre grazie ad “Amici” e a “X-factor”, con un seguito di rilevanza nazionale. 
Ieri, al termine della discussione sulla superperizia, durata circa due ore, il giudice per le indagini preliminari ha deciso di rimettere gli atti al pubblico ministero (ieri in aula era presente il sostituto procuratore Angelo Parisi) che adesso dovrà decidere se rinviare a giudizio Pantaleo Vitaliano, assistito dall’avvocato Andrea Biasia, al quale Michele si era rivolto il 26 maggio lamentando malessere generale, e mostrando ematomi marcati e diffusi; oppure se archiviare l’inchiesta. 
Michele, dopo essersi recato nello studio del medico di base, a Rosà, andò quindi a Bologna (dopo una tappa anche all’ospedale di Cittadella) dove nel giro di pochi giorni peggiorò e morì. Secondo i medici legali felsinei, che hanno eseguito l’autopsia, la leucemia che ha ucciso Michele avrebbe potuto essere curata se diagnosticata in tempo. Ora la parola passa alla procura.
La famiglia del cantante, tramite le parole dell’avvocato Marco Dal Ben, rimane certa di una cosa: «Michele non solo poteva, ma doveva essere salvato».

Matteo Bernardini