Rosà

Michele Merlo, il padre del cantante: «Stimiamo quel medico ma vogliamo giustizia»

Domenico e Michele Merlo in un momento felice
Domenico e Michele Merlo in un momento felice
Domenico e Michele Merlo in un momento felice
Domenico e Michele Merlo in un momento felice

«Ho incontrato il dottor Vitaliano il giorno in cui al centro medico di Rosà sono arrivati gli ispettori regionali. E’ stato lui a chiamarmi prima che iniziasse l’ispezione per spiegarmi la sua posizione su quanto accaduto a Michele. Si è detto profondamente dispiaciuto, ha spiegato di aver agito in coscienza, fidandosi delle parole di mio figlio quando gli aveva raccontato del trasloco da cui, ad analisi superficiale, poteva dipendere l’esteso ematoma che aveva sulla gamba. Ha aggiunto che se aveva sbagliato lo aveva fatto in assoluta buona fede. Mi è sembrato sincero. Io non voglio mettere in croce nessuno, anche Vitaliano è un padre e non immagino come stia affrontando questo momento sul piano personale e professionale. Di fatto se la malattia fosse stata diagnosticata entro la fine di maggio Michi avrebbe avuto dal 79 all’87 per cento di possibilità di sopravvivere, e lui a Rosà è stato visitato il 26. Non serve aggiungere altro». Parla con toni pacati ma decisi Domenico Merlo, padre di Michele, il cantautore stroncato a 28 anni da un’emorragia cerebrale lo scorso 6 giugno, quando era ricoverato all’ospedale di Bologna. Un grave malore che, come anche confermato dalle cartelle cliniche dell’autopsia, sarebbe stata l’ultima conseguenza di una leucemia fulminante diagnosticata troppo tardi, che però avrebbe dato sintomi palesi, per i quali Michele aveva cercato di chiedere aiuto recandosi maggio prima all’ospedale di Cittadella, poi al centro medico di Rosà. Qui era stato visitato da Pantaleo Vitaliano, il suo medico di base, ora indagato per omicidio colposo dalla procura di Vicenza.

 

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«Ho sempre avuto massima stima di Vitaliano - riprende Domenico -. Si è sempre comportato con professionalità, e non lo dico solo io, ma moltissimi cittadini di Rosà. Mi dispiace molto che mio figlio sia stato visitato proprio da lui, ma questo non cambia il fatto che vogliamo venga fatta giustizia. Non me la prendo con Vitaliano, ho perplessità sulla struttura». 

Dopo il trasferimento del fascicolo da Bologna a Vicenza, il pubblico ministero Barbara De Munari ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, iscrivendo sul registro Vitaliano. L’obiettivo è comprendere se il professionista abbia commesso errori nella valutazione clinica e accertare se questi errori abbiano causato, indirettamente, la morte dell’artista. Per questo è probabile che il magistrato disponga una consulenza tecnica per fare chiarezza, affidandola ad un esperto. I consulenti della procura di Bologna, primi titolari dell’inchiesta aperta dopo il decesso, ad autopsia avvenuta, hanno sostenuto che l’ex concorrente di “Amici” si sarebbe potuto salvare se la leucemia fosse stata diagnosticata in tempo. Quando fu soccorso prima a Vergato e poi a Bologna era troppo tardi: la diagnosi corretta sarebbe dovuta essere stata fatta a Rosà, dieci giorni prima della morte. «Ormai per noi cambia poco, perché il nostro Michele ormai non c’è più, e non ci abitueremo mai a questa terribile verità: era il nostro unico figlio, la nostra unica ragione di vita - conclude il padre - Vogliamo giustizia, lui lotterebbe fino alla fine per ottenerla». 

 

Francesca Cavedagna