CHIUDI
CHIUDI

09.06.2019

«Nicolò oggi correrà insieme a noi»

Un’immagine di Nicolò Celi, 15 anni, in tenuta da ciclista
Un’immagine di Nicolò Celi, 15 anni, in tenuta da ciclista

+ «Avevamo scelto di non gareggiare in segno di lutto per Nicolò, i suoi genitori però ci hanno fatto cambiare idea, hanno detto che lui avrebbe voluto vederci in sella, motivati come sempre. Allora correremo, ma non per Nicolò: noi correremo con lui, fianco a fianco». Nicolò Celi per il suo allenatore Gianni Comacchio era come un figlio. I primi a testimoniarlo sono i genitori dello studente di 15 anni, mancato nella serata di giovedì all’ospedale San Bortolo di Vicenza dopo due giorni di agonia. Mamma Barbara e papà Roberto, nelle ore successive al lutto hanno raccontato che: «Gianni era il mentore di nostro figlio, senza il suo consiglio Nicolò non faceva nulla». Allievo della squadra novese da due anni, il giovane di Colceresa era un talento fatto di energia e umiltà. La giovane promessa del ciclismo era arrivata nella società Velo Junior Nove poco meno di due anni fa. «La prima cosa che mi ha detto è che andava piano - racconta il suo allenatore -. Gli ho spiegato che non doveva preoccuparsi, che i progressi sarebbero arrivati, e Nicolò ne ha fatti tanti. Nelle prime tre gare era sempre arrivato undicesimo, tanto che gli avevamo dato il soprannome simpatico di “Niki Eleven”, poi ha iniziato a spingere, ottenendo risultati eccellenti. Era bravo, umile e motivato: sarebbe andato lontano». Il ciclismo era la seconda famiglia del ragazzino di Mure, i suoi pomeriggi li passava con i “compagni di sella”, nel giardino del suo allenatore. «Mi chiamava per qualsiasi cosa, anche per sapere cosa mangiare - spiega Comacchio - e per me era un orgoglio. Lui poi ascoltava tanto, era un ragazzo allegro e semplice. Una volta mentre eravamo in allenamento in Valsugana si è sganciato dal gruppo e a momenti non faceva cadere una vecchietta. Gli ho dato uno scappellotto, lui si è girato ridendo e mi fa: “Non lo faccio più”. E giù a ridere. Era impossibile arrabbiarsi con lui. Ho perso un “figlio”». Poi c’è l’esempio che giovani come lui possono e devono dare ai loro coetanei. «Lo sport è una strada sicura - spiega l’allenatore -: insegna rispetto, rigore e buone abitudini di vita. Nicolò però è stato capace di andare oltre. Era buono, correva per divertirsi, per stare insieme, il fatto che riuscisse a raggiungere risultati importanti era secondario per lui: voleva rendere orgogliosi gli altri, i suoi genitori e me, e stare con gli amici. Aveva tre materie sotto, gli ho detto che se a scuola non avesse recuperato non avrebbe gareggiato: ha rimediato subito. Quando gli abbiamo dato la sua prima bici professionale se l’è portata in cameretta, ci ha dormito insieme. Correremo per lui, con il lutto al braccio. Nicolò sarà con noi: ho detto ai miei ragazzi che non importa vincere, quello che importa è non mollare per il nostro “Gigante buono”». I funerali del giovane saranno martedì alle 16. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Cavedagna
Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1