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20.03.2019

Madre a 68 anni dona un rene al figlio

Ha dato un rene al suo unico figlio, che soffriva di una insufficienza così grave da dover fare tre sedute di dialisi la settimana, consentendogli di tornare ad un’esistenza normale. È la storia di un regalo che vale davvero una vita, quella che racconta una casalinga di 68 anni che da poco più di un quarto di secolo, dopo aver diviso la sua vita precedente fra l’Argentina e Marostica, ora abita a Vigasio. Graziella Cenci è arrivata in Italia a 16 anni. Nell’Alto Vicentino ha poi conosciuto il suo primo marito. È a quel tempo che risale la nascita di Valerio Fantinelli; l’uomo, da poco cinquantenne, al quale la donna ha donato due volte la vita. La prima volta lo ha fatto con il parto. La seconda con un trapianto. «Valerio già verso i quarant’anni aveva mostrato i sintomi di un’insufficienza renale, che per circa cinque anni non gli ha creato gravi problemi», racconta la mamma. «Poi, però, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente, ed in particolare ci ha fatto paura il gonfiore in maniera esagerata alla faccia e alle mani», aggiunge. Aveva la pressione molto alta ed accusava stanchezza e malessere continui. «Quella volta -, racconta Graziella - Valerio è stato salvato prendendolo per i capelli. Mio figlio allora aveva 45 anni e, per consentirgli di continuare a vivere, i medici hanno dovuto sottoporlo alla dialisi». L’uomo, d’altro canto, è anche stato iscritto nella lista delle persone che attendevano di essere trapiantate. «All’inizio - racconta la donna - ho preferito aspettare, per vedere se c’era la possibilità che ci fossero donatori più giovani ma, visto che erano ormai passati inutilmente quattro anni e mezzo, ho deciso di farmi avanti», racconta la donna. Dalle analisi è risultato che ero compatibile al cento per cento, poi ho dovuto affrontare tutta una serie di controlli, oltre a quelli fisici anche di tipo psicologico, e colloqui volti ad accertare che si trattava davvero di una donazione». Una volta verificato che tutto era a posto, nel giugno scorso è quindi arrivato il giorno dell’intervento. L’operazione, che è durata in tutto dieci ore, è stata effettuata all’ospedale veronese di Borgo Trento, da un’equipe chirurgica guidata dal dottor Luigino Boschiero. L’attuale marito di Graziella, Bruno Marcomini, prima che si aprissero le porte della sala chirurgica, non nascondeva certo la preoccupazione: «Aveva paura di restare senza moglie», scherza la donatrice, ma una volta terminato l’intervento, lui è passato dalla paura alla sensazione di provare orgoglio. «Adesso racconta a tutti questa vicenda - dice la casalinga - In realtà io penso che ho fatto solo quello che dovevo: salvare mio figlio». Anche se è durato a lungo, il trapianto ha avuto successo. La mamma è stata dimessa dopo una settimana, perché non c’erano particolari problemi mentre suo figlio Valerio è stato trattenuto in ospedale per un mese, per essere sicuri che non ci fossero segnali di rigetto. Adesso che da quei giorni sono passati otto mesi, le cose sono decisamente volte al meglio. Graziella sta bene. «Non mi sento proprio di avere un rene in meno, visto che faccio tutto quella che facevo prima», racconta. Valerio, che vive a Marostica ed è sposato, ha una figlia di 23 anni ed uno di 13, non manca certo di ringraziarla per avergli donato una nuova vita. Non solo non deve più passare le giornate in ospedale a fare la dialisi, ma, pur continuando a prendere i farmaci anti-rigetto ed a sottoporsi a controlli, ha anche ripreso a lavorare. Anzi, anche da questo punto di vita è riuscito ad rifarsi una vita. Quando era ammalato aveva perso la sua occupazione da metalmeccanico a causa della crisi. Dopo il trapianto, un conoscente lo ha assunto come aiuto-cuoco in un ristorante. Quella che è stata una vicenda umana segnata da gravi problemi di salute si è trasformata, insomma in una favola a lieto fine. Una storia nella quale il ruolo di fata spetta di sicuro ad una mamma, che è stata disposta a fare di tutto pur di salvare il figlio. Anche a dargli una parte di sé. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luca Fiorin
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