La morte del cantante vicentino

Lo sfogo del papà: «Giustizia per il mio Michele. C'è un medico che ha sbagliato»

«Abbiamo sempre sostenuto che Michele poteva essere salvato. Il fatto che abbiano spostato le indagini da Bologna a Vicenza non mi stupisce, anche se credo che qualche responsabilità ce l'abbiano anche i medici emiliani. Di certo se chi l'ha visitato il 26 maggio scorso al centro medico di Rosà, invece di mettergli una pomata e mandarlo a casa parlando di una contusione sportiva, quando invece aveva una gamba completamente tumefatta da un livido, gli avesse fatto fare accertamenti, anche un banale emocromo, mio figlio a Bologna non ci sarebbe mai andato e adesso sarebbe vivo. Lamentava forti mal di testa da giorni, aveva sangue dal naso. Vorrei che quel medico presentasse le sue scuse pubblicamente. Sicuramente sa di aver sbagliato, la giustizia farà il suo corso, ma si deve scusare e magari dovrebbe anche pensare di cambiare mestiere». A parlare è Domenico Merlo, padre di Michele, il cantautore mancato lo scorso 6 giugno in seguito agli effetti devastanti di una leucemia fulminante non diagnosticata. Michele diceva da tempo di non sentirsi bene, e aveva fatto di tutto per chiedere aiuto: «Mio figlio era attentissimo alle questioni di salute - spiega ancora il papà -. Il 24 maggio, quando stavamo rientrando da Modena dove stava incidendo il suo nuovo disco, mi aveva detto di avere sempre mal di testa e che gli sanguinava il naso. Il 26 mattina si era presentato a Cittadella, ma dopo tre ore di attesa senza essere visitato era andato via. Aveva mandato una mail al centro medico di Rosà, spiegando l'urgenza di essere visitato dal suo medico di famiglia. So che gli è stato risposto da una non meglio precisata "assistente di studio" dicendo che quel canale di comunicazione era riservato ai pazienti con patologie croniche».

«Michele - riprende Domenico Merlo - non si è arreso, si è presentato al centro pretendendo di essere visitato. E qui è avvenuto il fatto più strano. Seppure mio figlio avesse la gamba nera, chi lo ha seguito gli ha fatto un massaggio, gli ha messo una benda e l'ha mandato a casa dicendo che era un banale livido forse dovuto allo sport. Se non avessero sottovalutato quei sintomi, sarebbe ancora vivo».

Domenico Merlo, insieme al suo legale, ha conservato l'immagine del vasto ematoma che gli era stata mandata dal figlio. Si tratta di una foto, scattata dal giovane cantautore con il telefonino, che è ovviamente anche agli atti della documentazione consegnata alla magistratura bolognese e girata nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica di Vicenza, che nelle prossime ore deciderà se aprire un'inchiesta per omicidio colposo, come appare molto probabile. Per il momento, tuttavia, non c'è nessun indagato. La prima a muoversi sul tragico episodio era stata la Procura della Repubblica di Bologna, che però proprio nei giorni scorsi ha ritenuto competenti Vicenza e Padova, trasmettendo gli atti.Domenico Merlo, che è assistito dall'avvocato Marco Dal Ben, non può trattenere il suo profondo rammarico: «Sarebbe anche ora di ammettere che nel ricco NordEst la sanità non è perfetta come ci vogliono far credere - precisa -. Sarebbe ora che lo ammettesse anche la politica, a partire dal governatore Luca Zaia, dal quale mi aspettavo almeno una telefonata». Il supporto però arriva anche dai tantissimi fan che non hanno dimenticato Mike, con pellegrinaggi continui alla sua tomba nel cimitero di Rosà: «Negli ultimi tempi sono arrivati a portargli dei fiori anche dalla Puglia, dalla Francia, dal Piemonte e da Napoli - conclude commosso papà Domenico - Ma i messaggi e i piccoli doni non hanno mai smesso di arrivarci ogni giorno. La petizione per l'intitolazione di una piazza o una via ha raggiunto le 9mila firme, si tengono raduni in tutta Italia per ricordarlo. Non pensavo che mio figlio avesse seminato tanto amore».