Dramma sulla tangenziale

L’incidente poi il malore. Muore un autotrasportatore

Remo Moresco, 56 anni, di Pianezze, si è accasciato accanto al suo camion dopo l'incidente
Remo Moresco, 56 anni, di Pianezze, si è accasciato accanto al suo camion dopo l'incidente
Remo Moresco, 56 anni, di Pianezze, si è accasciato accanto al suo camion dopo l'incidente
Remo Moresco, 56 anni, di Pianezze, si è accasciato accanto al suo camion dopo l'incidente

Prima l’incidente, di cui non aveva alcuna responsabilità, poi le rassicurazioni all’automobilista che aveva urtato contro il suo rimorchio, quindi la telefonata in ditta perché il titolare andasse ad aiutarlo per una piccola manutenzione dovuta allo schianto, alla fine il malore improvviso e fatale: Remo Moresco, 56 anni, residente a Pianezze, si è accasciato accanto al suo camion ieri verso le 8, colpito da un attacco cardiaco. Inutili i soccorsi allertati dagli agenti della Polstrada bassanese, con i medici del 118 che sono accorsi sul tratto di tangenziale che costeggia la Pedemontana Veneta, hanno praticato le manovre di rianimazione per oltre mezz’ora, purtroppo senza alcun esito.

Enrico Toffano, 25 anni, di Rosà, alla guida dell’Alfa Romeno che avrebbe causato l’incidente, si è subito disperato per il malore fatale che ha colpito il camionista: «È stata colpa mia - ha spiegato tra le lacrime agli agenti -. Se non fossi andato a sbattere contro il suo camion magari sarebbe stato tranquillo e non sarebbe accaduto nulla». Invece, anche il pm della procura di Vicenza, Angelo Parisi, subito avvisato del decesso, avrebbe considerato la morte come “naturale”, quindi senza alcuna correlazione con l’incidente. Le indagini sono comunque in corso. Non è escluso che sul corpo del camionista venga disposta l’autopsia.

Erano da poco passate le 7 di ieri quando Enrico Toffano, alla guida di un’Alfa Romeo Giulietta, stava procedendo sulla tangenziale di Bassano, in direzione Marostica. All’altezza di via Baggi, sulla rotatoria che conduce all’ingresso della Pedemontana, mentre stava uscendo dalla curva della rotonda, per cause ancora in fase di accertamento, avrebbe perso il controllo del mezzo, che ha invaso la corsia opposta di marcia, andando ad impattare contro il lato sinistro del rimorchio del camion condotto da Moresco. L’auto poi si è fermata a cavallo della linea di mezzeria della complanare, con il cofano semidistrutto. Il mezzo pesante, invece, ha riportato solo danni lievi. Gli agenti della Polstrada di Bassano, in transito in zona, sono arrivati pochi istanti dopo l’incidente.

Dato il traffico molto sostenuto nella prima ora di punta del lunedì mattina, hanno scelto di fermarsi per dare una mano alle pratiche della constatazione amichevole, ma soprattutto per gestire la viabilità che ha da subito palesato rallentamenti. Gli agenti avevano appena finito di parlare con Moresco, si erano allontanati di pochi metri, quando hanno sentito un tonfo: il camionista si era appena accasciato a terra, e non dava segni di vita. È stato subito chiaro che la situazione era grave. L’allarme al 118 è partito all’istante. Gli operatori del San Bassiano sono giunti sulla complanare in pochi minuti, ma per Moresco non c’era già più nulla da fare.

Moresco, residente a Pianezze, sposato con Mara, e padre di Chiara, giovane di 21 anni, lavorava da circa 10 anni per la “Baggio” Srl, ditta di Cartigliano specializzata in scavi.
«Mi ha chiamato poco dopo l’incidente - spiega il titolare Massimo Baggio -. Stava benissimo, era tranquillo, mi ha solo detto che un’auto gli era andata addosso, che nell’impatto una parte della rimorchio si era piegata e ha chiesto se potevamo andare ad aiutarlo per le opere di sistemazione, poi avrebbe proseguito verso Treviso, dove doveva andare a caricare dei tubi in calcestruzzo. Siamo partiti subito, poco dopo l’ho richiamato per capire a che altezza della provinciale era avvenuto l’incidente e mi ha risposto la polizia. Hanno detto che Remo non stava bene, quando sono arrivato era già morto. Era un dipendente esemplare, sempre disponibile, non si tirava mai indietro per nulla, e lavorava sempre col sorriso. Una grande perdita per la nostra azienda, era come uno di famiglia». 

 

Francesca Cavedagna