La replica

L'assessore Donazzan: «Io mai codarda, lui uno stalker. Le sue parole offendono i veneti»

«Che bravo Saviano quando sale in cattedra e ci propina la sua bella morale. Lo fa basando il suo ragionamento su una sequenza di pregiudizi nei confronti del Veneto come raramente ne ho sentiti. Parla di codardia, ma il suo è un comportamento da stalker». A pochi giorni dalla decisione del ministero dell'Istruzione di avviare un'indagine sul caso della 58enne Cloe Bianco, docente transgender che nella notte dello'11 giugno si è tolta la vita all'interno del proprio camper, e a poche ore dalla sortita di Roberto Saviano che l'ha indicata come esempio di «codardia», l'assessore regionale all'istruzione, Elena Donazzan, risponde partendo al contrattacco. «Nelle esternazioni di questo signore - replica - ho sentito l'espressione "parte oscura del Veneto". Ma come si permette? Come si permette di offendere la parte più produttiva della nazione, formata da uomini e donne che vedono nel lavoro un lavoro e uno strumento per realizzare il loro progetto di vita? Dire che in Veneto esiste una parte oscura è gravissimo, oltre che falso e pericoloso». Quanto all'espressione "tifoseria", utilizzata dallo scrittore in chiusura del proprio intervento dedicato a Cloe Bianco, «mi pare evidente - osserva l'assessore - che qui Saviano si stia rivolgendo in particolare a una tifoseria: la sua. Tifoseria che non ho remore a definire violenta nelle parole e negli atteggiamenti, in balia di pregiudizi e alimentata dall'odio che, com'è accaduto a Bassano le viene offerto sul piatto. Ripeto che queste cose le fanno gli stalker, sapendo di muoversi con un obiettivo ben preciso».Secondo l'assessore «Saviano parla senza sapere nulla di ciò che ho fatto o ho detto, ma avendo a disposizione un tema che gli fa gioco e una serie di pregiudizi sui quali articolare le sue considerazioni». Tema sul quale l'assessore regionale ha ribadito la posizione espressa anche in passato fortemente critica verso le questioni gender. Quanto all'accusa di codardia, che lo scrittore ha argomentato in termini di consenso politico ed elettorale, Donazzan è categorica. «Ma quale codardia? Sette anni fa - ribatte - di fronte al malessere di studenti e famiglie, nella situazione a dir poco anomala di un insegnante presentatosi come uomo il giorno precedente e donna il successivo, ho difeso l'istituzione scolastica, al rispetto profondo della quale sono stata educata. Le classi sono un luogo di formazione, di costruzione di valori e di identità civica e nel commento di allora, riprendendo lo sgomento espresso via lettera da un genitore, mi chiedevo dove sarebbe andata a finire la scuola confrontandosi con certi modelli. Altro che codardia o tornaconto, il mio è stato un atto doveroso e che rifarei».

Lorenzo Parolin