Bassano

Ispettori in ospedale
«Problematiche
organizzative»

Il reparto di ostetricia dell’ospedale San Bassiano. FOTO CECCON
Il reparto di ostetricia dell’ospedale San Bassiano. FOTO CECCON
Il reparto di ostetricia dell’ospedale San Bassiano. FOTO CECCON
Il reparto di ostetricia dell’ospedale San Bassiano. FOTO CECCON

«Nessuna lacuna macroscopica, ma dobbiamo compensare alcuni deficit sui carichi di lavoro del personale».

Se a una prima valutazione da parte degli ispettori regionali l’ospedale San Bassiano non avrebbe responsabilità sulla morte della piccola Marta Zen - l’ultima parola come sempre spetterà alla magistratura che ha aperto un’inchiesta -, qualcosa da migliorare c’è, e riguarda gli orari di lavoro del personale sanitario, soggetti in alcuni casi a degli sforamenti. A sottolinearlo è Bortolo Simoni, direttore sanitario dell’Ulss 3, che ieri ha collaborato con i cinque ispettori regionali arrivati all’ospedale San Bassiano.

L’attività ispettiva rientra in una prassi non investigativa tradizionale, ma solo migliorativa dei servizi. Di fatto, questa è la seconda ispezione dall’inizio dell’anno per l’ospedale bassanese, dove si sono registrati quattro decessi in pochi mesi. Questa volta la lente degli ispettori, rimasti al San Bassiano dalle 9 alle 13, si è focalizzata sul rispetto delle procedure applicate sia nel caso del decesso della piccola Marta Zen, deceduta lo scorso 16 marzo al San Bortolo di Vicenza dopo un trasferimento d’urgenza dal reparto di pediatria del San Bassiano, sia nel caso di Marta Lazzarin, la mamma deceduta nelle fasi di parto lo scorso 29 dicembre.

Due casi diversi ma accomunati dalla stessa drammaticità, per i quali sono aperte due indagini per omicidio colposo e si attendono ancora gli esiti degli esiti autoptici.

«Per il caso di Marta Lazzarin – spiega Simoni – gli ispettori regionali hanno voluto verificare l’applicazione delle migliorie richieste nell’ispezione dello scorso gennaio. Si tratta di nuove procedure che abbiamo puntualmente attivato».

I miglioramenti organizzativi riguardavano sia il profilo clinico che organizzativo dei reparti di ostetricia e ginecologia, che ora vedono un accesso riservato delle donne in gravidanza ai reparti dove vengono applicate prestazioni d’urgenza, con un accesso diretto ad ostetricia anche dal pronto soccorso. In primo piano anche la comunicazione con i famigliari, insieme al loro coinvolgimento in tutte le fasi di diagnosi. Non ultimo, il supporto psicologico con riunioni di gruppo che coinvolgono sia il personale di ostetricia che quello di ginecologia.

«Bisogna capire che anche quando non ci sono responsabilità – commenta Simoni – casi come la morte di Marta Zen e di Marta Lazzarin segnano molto il personale sanitario, che ha bisogno di supporto per continuare a svolgere efficacemente gli incarichi di cui è responsabile. L’azienda sanitaria anche in questo caso sta lavorando bene. Sono state applicate molte migliorie a livello di sostegno e controllo».

Il secondo momento dell’ispezione regionale si è focalizzato sul caso della piccola Marta Zen. Gli esperti hanno passato buona parte della mattinata ad ascoltare tutto il personale coinvolto nel caso, dodici operatori in tutto, insieme ai primari.

«Non sono emerse lacune macroscopiche o situazioni di allarme – spiega – C’è stata una revisione completa del percorso ospedaliero. Gli esiti dell’indagine dovrebbero essere disponibili tra circa una settimana. Noi siamo tranquilli. Sappiamo di aver fatto il massimo».

Il massimo rispetto alle risorse disponibili che, a quanto pare, non sempre sono però sufficienti. A dimostrarlo c’è la notizia che al San Bassiano stanno per arrivare 26 medici in più.

«La direzione ha il compito di evitare il ripetersi di casi del genere - sottolinea – Analizziamo con cadenza regolare i carichi di lavoro del personale, che sosteniamo anche con l’ausilio di uno psicologo interno; organizziamo incontri con la direzione e corsi di formazione. Stiamo lavorando molto, ci sono stati cambi importanti anche per compensare gli occasionali sforamenti del carico di lavoro del personale».

Se per il personale infermieristico e sociosanitario gli orari sono generalmente rispettati, tranne rari casi, per i medici la storia cambia.

«Per questo stanno per arrivare 26 nuovi dipendenti, tra medici e biologi - conclude Simoni - Riempiranno posti rimasti vuoti, permettendoci un sostanziale miglioramento del servizio. Naturalmente, il loro arrivo riguarda anche il reparto di pediatria».

Francesca Cavedagna

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