Bassano del Grappa

Incubo in Groenlandia: cade in un crepaccio, salvato dopo una notte al gelo

Stefano Farronato con la sua “fatbike” sui ghiacci della Groenlandia
Stefano Farronato con la sua “fatbike” sui ghiacci della Groenlandia
Stefano Farronato con la sua “fatbike” sui ghiacci della Groenlandia
Stefano Farronato con la sua “fatbike” sui ghiacci della Groenlandia

Questa volta il viaggio nelle terre estreme e selvagge stava per costare caro al noto arboricoltore e viaggiatore bassanese Stefano Farronato. Nel corso della sua ultima avventura in Groenlandia, infatti, è finito con la sua bici dentro un crepaccio pieno di acqua ghiacciata e dopo una notte di paura, durante la quale ha resistito come meglio poteva al freddo, è stato recuperato dalla guardia costiera.

Farronato nelle settimane scorse si trovava nella terra degli Inuit per tentare un’altra delle sue imprese estreme. La maratona a cinquanta gradi sotto zero nello Yukon di quattro anni fa, quando si era ritirato per le temperature proibitive, non l’ha scoraggiato, tanto che dopo i due anni di stop imposti dalla pandemia è ripartito per una nuova avventura. Questa volta si è recato nell’est della Groenlandia, la zona meno popolata della grande isola di ghiaccio, dove vivono poco più di 3000 persone di etnia inuit. Voleva pedalare con la sua bicicletta Fatbike M49 per aprire delle nuove vie tra i ghiacci. Farronato ha fatto base a Tasiilaq, a circa due ore e mezza di volo dall’Islanda, dove ha pernottato nella Red House del famoso alpinista altoatesino Robert Peroni, precursore negli anni ‘80 dell’esplorazione dell’isola, con le prime attraversate in solitaria dell’altopiano di ghiaccio. La Red House è la struttura che ospita non solo i viaggiatori estremi ma anche i turisti che vogliono supportare gli Inuit e occuparsi della loro salvaguardia e dell’abbandono delle terre inospitali. «L’idea era provare a pedalare e magari tracciare una nuova via - riferisce Farronato - ma appena partito sono spuntate subito le prime difficoltà, legate all’orografia e alla neve ancora presente sulla costa in scioglimento, che impediva di pedalare agevolmente».

Dopo qualche giorno, passato non solo a pedalare ma anche a portarsi la bici in spalla, Farronato è arrivato nel fiordo di Sermilik. Mentre stava attraversando un nevaio a circa 1000 metri di altitudine è caduto in un “overflow”. «Si tratta di una buca piena di acqua ghiacciata, tipo “granatina”, che è molto difficile da individuare perché è coperta da uno strato di neve che la rende invisibile - racconta il viaggiatore -. Nella rottura della crosta ghiacciata, sono stato sbalzato in avanti, facendo una capriola e cadendo di schiena nell’acqua ghiacciata». Dentro il crepaccio è finita anche la sua bicicletta, con tutte le sacche contenenti cibo, tenda, sacco a pelo e tutto il necessario che si era portato per l’impresa. Farronato non ha potuto far altro che rientrare nel crepaccio per recuperare la bici, bagnandosi nuovamente. Preso dal panico e dalla necessità di cambiarsi velocemente, si è diretto verso la costa, che ha raggiunto dopo circa un’ora, uscendo quindi da quel nevaio proibitivo dove la temperatura era all’incirca di cinque gradi. «Ho passato una notte nel sacco a pelo per riscaldarmi - prosegue Farronato - e il giorno dopo sono riuscito a contattare con il telefono satellitare il mio staff che mi seguiva da casa, che ha allertato i soccorsi».

Il giorno dopo Farronato è stato contattato dalla guardia costiera, che gli ha riferito che sarebbero partiti con un elicottero per raggiungerlo utilizzando le coordinate del gps. Dopo qualche ora, il bassanese è stato trovato dall'equipaggio dell'elicottero e dopo tre ore di volo ha raggiunto la sua base a Tasiilaq. In queste ore è rientrato in Italia. «Fortunatamente me la sono cavata soltanto con qualche contusione e tanto spavento - chiude Farronato - ma poteva andarmi molto peggio». 

Enrico Saretta