La svolta nelle indagini

Giulia, uccisa a botte nel camper. Il fidanzato in carcere per omicidio volontario

L'ha uccisa brutalmente a botte. Per questo ieri pomeriggio è stato portato in carcere. È la svolta, attesa, sul delitto di Giulia Rigon, giovane commessa ammazzata all'alba della scorsa domenica in un camper parcheggiato alla periferia della città. Per l'omicidio aggravato è stato sottoposto a fermo il compagno Henrique Cappellari, che ieri è stato trasferito in cella a Vicenza. Secondo gli inquirenti, dopo i primi esiti delle indagini dei Ris di Parma e quelli dell'autopsia, è il giovane di 29 anni l'assassino di Giulia, 31 anni, residente ad Asiago. I due, che si erano lasciati dopo una relazione durata anni, di recente erano tornati assieme. È il terzo femminicidio nel Bassanese in meno di un anno.

Le prove che si tratti di un delitto sono emerse durante l'autopsia eseguita sul corpo della giovane mercoledì. In oltre quattro ore di accertamenti, il medico legale Giovanni Cecchetto, incaricato dalla procura, ha trovato gli indizi della violenta e prolungata aggressione risultata fatale. Giulia, la cui famiglia è tutelata dall'avvocato Antonio Marchesini di Vicenza, nella notte tra sabato e domenica scorsi, sarebbe stata massacrata di botte dal suo compagno. Henrique Cappellari, difeso dall'avvocato Raffaele Cinnella del capoluogo, l'avrebbe presa a calci e pugni, ripetutamente, accanendosi su di lei anche quando era agonizzante. La vittima, nella colluttazione, nel tentativo di sfuggire al suo aggressore avrebbe tentato di uscire dal camper, cadendo poi sul predellino. Quindi il ragazzo l'avrebbe trascinata dentro il mezzo lasciandola morire. A quel punto nel tentativo maldestro di allontanare da sé le prove dell'omicidio, l'avrebbe pulita e avrebbe lavato anche l'interno del camper dalle macchie di sangue, che sono poi emerse durante i rilievi con il luminol da parte dei Ris. Solo dopo, ha chiamato il padre della vittima raccontando di un suo improvviso malore. Una versione mantenuta sia con i soccorritori del 118 che con gli inquirenti, anche durante il lungo interrogatorio.

 

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Ieri quando Henrique Cappellari, ospitato dalla scorsa domenica in una parrocchia bassanese, è stato fermato dai carabinieri su disposizione del sostituto procuratore Serena Chimichi, con l'accusa di omicidio volontario aggravato, e traferito in prigione a Vicenza. Il giovane, sin dall'inizio, si è detto estraneo alla morte di Giulia, spiegando di essersi allontanato dal camper dopo un litigio e di averla trovata riversa a terra. «Ho visto Giulia sull'asfalto - aveva spiegato agli inquirenti - Era inciampata. È sempre stata maldestra. Per questo era sempre piena di lividi. L'ho portata dentro e appoggiata sul divanetto del camper, poi l'ho lavata. Non potevo vederla così, c'era sangue dappertutto». Quel sangue, secondo gli inquirenti, era l'esito della violentissima aggressione da parte di Cappellari. Questi avrebbe inferto alla compagna lesioni esterne, da quanto emerso dall'autopsia, che potrebbero essere state causate dal grosso anello che indossava il presunto killer. Ma Giulia, secondo i rilievi del medico legale, non sarebbe stata solo presa a sberle o pugni, ma anche a calci, in diverse parti del corpo, anche quando era ormai era priva di sensi. Insomma, è stata massacrata selvaggiamente.

Secondo la procura, la vittima è stata praticamente ammazzata di botte e non è stata soccorsa nei tempi necessari a salvarle la vita. Non solo. Secondo gli inquirenti il movente dell'omicidio va ricercato nelle frequenti liti della coppia. Cappellari avrebbe impedito a Giulia di avere rapporti con il padre, e di sistemarsi in una casa, che pure le era stata offerta, costringendola invece, a vivere con lui nel camper.

Giulia, come Dorina e Antonia, è la terza donna uccisa dal compagno nel Bassanese in nemmeno dodici mesi.

Francesca Cavedagna