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07.12.2019

Furti a raffica Due giostrai arrestati dai Cc

La conferenza stampa dei carabinieri. In primo piano, i caschi usati per mettere a segno i colpi. CECCONDaglis GabrieliPaolo Massaroni
La conferenza stampa dei carabinieri. In primo piano, i caschi usati per mettere a segno i colpi. CECCONDaglis GabrieliPaolo Massaroni

In sella a una Honda, dallo scorso agosto, hanno seminato il terrore sia nel Vicentino che nelle province di Treviso, Padova e Venezia, con furti in supermercati, negozi, abitazioni, alcuni pure finiti in rapine, tutti messi a segno in pochi minuti, anche cinque al giorno. Poi il ritorno alla base, fino al pomeriggio successivo quando, se faceva bel tempo, i due banditi rimontavano in sella per compiere nuove razzie. È andata avanti così fino allo scorso martedì, quando sono scattate le manette per Daglis Gabrieli, 40 anni, residente a Cittadella, dove era sottoposto a sorveglianza speciale per condanne pregresse, legate a reati specifici, e il “socio” Paolo Massaroni, 45 anni, di Rosà. Entrambi da anni sono noti agli archivi delle forze dell’ordine. L’operazione della sezione operativa della Compagnia di Bassano, coordinata dal pm Alessandra Block, è chiamata “Ultimo Colpo”. Le indagini, fino a questo momento, alla banda ne hanno attribuiti circa una ventina, ma potrebbero essere almeno il doppio. Tutto era iniziato lo scorso agosto a Schiavon, quando i banditi in sella alla Honda hanno strappato una borsa dalle mani della prima vittima, portandosi a casa un bottino di circa 4 mila euro. Da allora, i due avrebbero organizzato colpi anche giornalieri, tutti messi a segno uno dopo l’altro, sempre partendo dalla base: un campo nomadi di Colceresa, dove veniva custodita la moto. Entravano in azione sempre verso mezzogiorno per rientrare a metà pomeriggio, stratagemma adottato per “presenziare” ai controlli domiciliari a carico di Gabrieli, il pilota della squadra, con Massaroni che invece andava all’assalto. Hanno colpito nelle abitazioni e in esercizi commerciali di ogni genere, senza remore o scrupoli. I furti fino ad ora contestati sono avvenuti in ordine a Schiavon, Dolo, Lusiana, Loreggia, Fonte, Cassola, Vigonovo, Trissino e Arzignano. Ma è solo l’inizio, potrebbero essere molti di più. Durante uno dei loro raid, in un esercizio pubblico, nel quale si erano introdotti dopo aver forzato la porta di accesso, erano stati affrontati dal proprietario che aveva tentato di bloccarli ma che era stato costretto a desistere poiché i banditi lo avevano minacciato con un grosso cacciavite. Tutte le razzie venivano compiute dai due con i caschi integrali. Inoltre alla Honda veniva spesso cambiata la targa, sostituita con codici identificativi contraffatti. Tutto questo ha complicato non poco il lavoro degli investigatori dell’Arma. Le indagini sono partite da filmati di videosorveglianza e da testimonianze che, insieme, hanno fornito elementi essenziali al buon esito dell’operazione, che ha avuto un grande sostegno anche dalla Procura. Durante l’arresto dello scorso martedì, sono state eseguite anche delle perquisizioni domiciliari che hanno permesso il rinvenimento non solo della motocicletta utilizzata per compiere i reati, ma anche altre preziose fonti di prova che hanno rafforzato e blindato l’impianto accusatorio a carico dei malfattori. Per loro l’accusa è di furto aggravato. rapina e falso (per le targhe) in concorso. •

Francesca Cavedagna
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