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28.11.2019

«Dopo le minacce io temo ancora per i miei

L’abitazione di Sergio Bolognino in via Bellavitis a StroppariGli investigatori dell’antimafia hanno lavorato per mesi per raccogliere prove nell’inchiesta sul vasto giro di ’ndrangheta in Veneto
L’abitazione di Sergio Bolognino in via Bellavitis a StroppariGli investigatori dell’antimafia hanno lavorato per mesi per raccogliere prove nell’inchiesta sul vasto giro di ’ndrangheta in Veneto

«Temo ancora per la mia famiglia. Non posso dire altro. La richiesta di rinvio a giudizio? Un passo importante, ma si sa poi quanto problematico sia il sistema giustizia in Italia». Non ha molta voglia di parlare, ma è estremamente cortese il medico di base di Rosà citato tra le vittime degli estorsori della ’ndrangheta. E’ una dottoressa di mezza età, con ambulatorio in centro. Ci riceve nel suo studio, mentre la sala d’aspetto è affollata di pazienti. E’ molto stimata in paese. «Da donna a donna sono certa che può capirmi - afferma –. Rispetto la vostra professione, ma ho già detto tanto agli inquirenti. La notizia della chiusura dell’inchiesta mi conforta, ma so anche purtroppo come funziona la giustizia in Italia». Nel 2013, secondo le accuse, la dottoressa sarebbe stata contattata dal boss Sergio Bolognino, all’epoca residente a Rosà. Agli arresti domiciliari, chiedeva con insistenza certificati per fisioterapie che avrebbero potuto consentirgli di allontanarsi dal regime di detenzione. Va specificato che non gli furono concessi. L’accusa in questo caso parla di tentata violenza privata. «Io sono qui ora, e tu mi vedi adesso. Io non ho tempo da perdere, tu mi devi vedere adesso. lei non sa con chi ha a che fare...» i termini delle minacce di Bolognino, che telefonava o si presentava in ambulatorio. Altre intimidazioni che hanno configurato un addebito di estorsione avrebbero colpito un marmista rosatese che avrebbe eseguito dei lavori di prestigio nella villa di proprietà di Francesco Depasquale, un altro degli indagati residenti a Tezze. Il conto di 14mila euro gli fu saldato solo in parte: 5mila euro la somma ottenuta. Depasquale avrebbe presentato Bolognino, suo vicino di casa, come un geometra incaricato della ristrutturazione dell'edificio. Nel momento in cui l’imprenditore richiese il saldo dei lavori, Depasquale e un altro indagato, Antonio Carvelli, residente a Crotone, lo avrebbe intimorito, sottolineando di essere già indagati per mafia dal Ros. Ora, nonostante siano passati diversi anni, anche l’artigiano preferisce rimanere lontano dai riflettori. Ha ritrovato serenità dopo essere stato molto scosso dall’accaduto. «Bolognino non mi ha fatto niente, e infatti non è indagato per questo episodio, ma non ho voglia di rivangare: sono stato destinatario di quelle minacce e ho già parlato abbastanza con gli inquirenti che mi hanno suggerito il riserbo sulla questione». L’artigiano cammina nel suo laboratorio, ricordando i fatti. «Depasquale, invece, quello piccolino, si è posto nei miei confronti in maniera terribile», continua. Un simile comportamento sarebbe stato tenuto invece proprio da Bolognino nei confronti di un altro artigiano, un installatore di vetrate e finestre di Cittadella che aveva già portato all’incasso un assegno di circa quattromila euro per lavori eseguiti nella casa del boss. Nella circostanza quest’ultimo avrebbe anche colpito con un calcio e insultato un giovane. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elena Rancan
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