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17.04.2019

Dall’elica la ricostruzione dello schianto

Gli investigatori attorno ai rottami del Tecnam pilotato da Gaudenzio Cherubin. CECCON
Gli investigatori attorno ai rottami del Tecnam pilotato da Gaudenzio Cherubin. CECCON

Incidente aereo di Cassola, ieri gli agenti del vicequestore Elena Peruffo, insieme a un colonnello dell’Aeronautica, nominato perito dalla Procura di Vicenza, hanno trasportato i resti del biposto Tecnam Sierra P 2002, dall’area dello schianto nel quale lo scorso 31 marzo ha perso la vita Gaudenzio Cherubin, a un hangar dell’aviosuperficie “Ferraro Pastega”, dove resteranno sotto sequestro fino al termine delle indagini. Le operazioni, alle quali ha partecipato anche il presidente del club di volo Ivo Fiorese, tornato visibilmente scosso sulla scena della tragedia, hanno richiesto circa due ore. I poliziotti di via Pecori Giraldi, insieme al sostituto commissario Massimo Benetello, e agli addetti del Comune, hanno seguito scrupolosamente le indicazioni del perito, che ha documentato con materiale fotografico ogni passaggio dell’opera di spostamento e ricomposizione del velivolo. Particolare attenzione è stata prestata all’elica, le cui pale sono state trovate anche a qualche metro dal punto dell’impatto, con segni che potrebbero far presupporre al fatto che il rotore, al momento dell’impatto fosse ancora in funzione. Al momento queste sono ancora tutte ipotesi, per ricostruire la dinamica dei fatti e analizzare ogni reperto raccolto da quanto rimasto della fusoliera ci vorranno mesi. Il motore, che ha richiesto particolari sforzi nel trasporto, si era fuso con parte della struttura del velivolo, diventando un blocco unico. Durante le operazioni l’aria si è nuovamente impregnata dell’odore del fuoco. Il silenzio che regnava nell’area fra gli addetti ha riportato tutti indietro a quella tragica domenica mattina. «Guardo quanto resta dell’aereo e mi verrebbe da dire a Gaudenzio di tornare qui - ha spiegato sottovoce Fiorese -. Ha salvato le case, e credo volesse salvare anche l’aereo. Non era il suo, si sentiva responsabile, penso abbia cercato di tornare indietro fino alla pista di atterraggio. Era un uomo troppo responsabile per commettere errori, troppo generoso per danneggiare le cose altrui. Qui vicino c’erano dei campi, avrebbe potuto atterrare lì ma forse temeva per il velivolo, forse per questo non l’ha fatto. La verità potrebbe dircela solo Gaudenzio, io posso solo dire che manca a tutti tantissimo, che il nostro club non sarà mai più lo stesso senza di lui». Le indagini della procura continuano. Il fascicolo aperto per omicidio colposo non ha ancora indagati. Alle 18 i nastri che prima delimitavano l’area del boschetto rimasta fino ad ora sotto sequestro sono stati tolti, i sigilli spostati sull’hangar dove ora sono conservati i reperti raccolti, in parte già separati con cura. A terra la chiazza nera dello schianto ci metterà tempo a svanire. Attorno solo silenzio, il campo santo e le case di Cassola, quelle volutamente evitate da Cherubin pochi istanti prima di morire. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Cavedagna
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