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13.06.2019

BpVi, 15mln in azioni
a insaputa dei clienti
«Il contratto è nullo»

L'ex sede della Banca Popolare di Vicenza
L'ex sede della Banca Popolare di Vicenza

VENEZIA. Il Tribunale di Venezia, sezione Imprese, ha dichiarato nullo un contratto di finanziamento per l’acquisto di azioni proprie per 15 milioni di euro della Banca Popolare di Vicenza, riconoscendo a una coppia di risparmiatori di Bassano del Grappa il diritto di non dover restituire la somma.

 

I due, pensionati, si erano visti addebitare sul proprio conto corrente, il 26 ottobre 2012, un finanziamento prima di 3.750.000 euro e poi altri 11.250.000 per l’acquisto di azioni senza che ne sapessero nulla. Le azioni da 62,50 euro si erano poi svalutate a 6,30 e la coppia si trovava così esposta verso la banca per l’intero debito. «Al processo - hanno spiegato all'Ansa gli avvocati Sergio Calvetti e Claudio Marin - la banca non è riuscita a fornire il contratto di finanziamento. In parole povere, un anonimo funzionario della banca avrebbe utilizzato i conti correnti dei due coniugi, a loro completa insaputa, e chi ha fatto o firmato il contratto lo avrebbe nascosto». Secondo i giudici «la domanda è soddisfatta dalla nullità del contratto per difetto di forma» e appare evidente «che i contratti di finanziamento non furono sottoscritti dalla parte attrice» e «non vi è dunque alcun obbligo di adempiere tale contratto».

 

«Si è trattato - hanno commentato i legali trevigiani - di due operazioni cosiddette "baciate" (acquisto azioni della banca finanziata dalla banca stessa) con l’aggravante di aver taciuto ai soggetti vittime l’utilizzo dei propri conti bancari. È da sottolineare infine come il comportamento della banca abbia nuociuto non solo ai due sprovveduti coniugi, ma anche alla banca stessa - concludono - per aver reso falso il patrimonio di vigilanza al solo scopo di superare lo stress test». 

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