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03.12.2019

Artigiani accusano «Noi mai pagati da Depasquale»

L’indagato Francesco Depasquale, 47 anni
L’indagato Francesco Depasquale, 47 anni

«Non è solo questione del marmista: Depasquale ha lasciato debiti ovunque con chi gli ha fatto lavori nelle ville di Tezze sul Brenta, dove continua a vivere in affitto con la famiglia. Peccato che la casa sia intestata a una società albanese. Quello che faceva più rabbia era vederlo arrivare dal panettiere o a fare la spesa a bordo di una Lamborghini fiammante, con addosso vestiti griffati». Parole di altri creditori di Francesco Depasquale, 47 anni, tra i 54 indagati dell’operazione “Camaleonte”, con cui la Procura antimafia di Venezia ha scoperchiato nuove e pesanti connessioni della ‘ndrangheta nel Bassanese. Dopo l’intervista al Giornale di Vicenza con cui Depasquale si difendeva, ora hanno voluto prendere posizione altri artigiani entrati in contatto con l’imprenditore: sostengono di vantare a loro volta conti aperti e mai saldati. Un marmista di Rosà, come già riportato, sarebbe stato minacciato e non pagato, e per questo episodio Depasquale è accusato di estorsione. Negli altri casi, va subito sottolineato, non si è giunti al procedimento penale perché non vi sono state minacce, ma i creditori hanno deciso egualmente di perseguire le vie della giustizia civile, affidandosi agli avvocati. Si apprende così che Depasquale non avrebbe mai saldato nemmeno i conti per i lavori degli impianti elettrici, eseguiti da un artigiano bassanese, che per far valere i suoi diritti si è affidato all’avvocato Paolo La Placa, del foro di Vicenza. «Appena i miei assistiti hanno capito con chi avevano a che fare hanno deciso di rivolgersi a me, per non avere contatti diretti con l’imprenditore - spiega La Placa -. Non hanno mai ricevuto minacce da Depasquale, che tuttavia ha fatto e continua a fare di tutto per non pagare, anche dopo una sentenza arrivata alla fine della scorsa estate con la conferma del decreto ingiuntivo che autorizzava il pignoramento dei suoi beni. Quando l’ufficiale giudiziario si è presentato nella villa di Tezze, dove continua a vivere con la famiglia, Depasquale ha dichiarato che quella non era più la sede dell’immobiliare proprietaria degli stabili». Gli accertamenti effettuati dal legale bassanese hanno svelato altro: «L’immobiliare Srl, fino al 2015, era intestata alla suocera di Depasquale - prosegue La Placa -. Questa società poi sembrerebbe aver ceduto tutte le quote a una holding albanese con sede a Tirana, la cui esistenza però non risulta da nessuna parte. Nel maggio 2018 il titolare dell’attività sarebbe un imprenditore di Ferrara. Questi continui giri sembrano studiati proprio per non corrispondere i pagamenti a chi ne ha diritto, come nel caso dei miei assistiti, che da Depasquale avanzano circa 10 mila euro». All’inizio lo stesso imprenditore per saldare il debito avrebbe proposto all’elettricista di girargli assegni di somme che avrebbe dovuto incassare da clienti del sud Italia, la proposta però era subito stata rifiutata dall’artigiano. C’è di più. A un falegname bassanese Depasquale avrebbe proposto di saldare i lavori eseguiti nelle ville ospitando lui e i suoi familiari in un appartamento di Cassola, ma anche questo si sarebbe rivelato non di sua proprietà. «Anche alla luce degli ultimi sviluppi non ci fermeremo qui - conclude La Placa -. Crediamo che nel comportamento dell’imprenditore si integrino diverse fattispecie di reato, per questo faremo un esposto in Procura». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Cavedagna
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