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15.04.2019

Soccorso alpino, interventi in aumento

Un fuoristrada in dotazione alla stazione altopianese del soccorso alpinoIl capostazione Daniele Zotti
Un fuoristrada in dotazione alla stazione altopianese del soccorso alpinoIl capostazione Daniele Zotti

Ventitré professionisti del soccorso sempre pronti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per aiutare chi è in difficoltà nei boschi e sulle cime dell’Altopiano. Questi “angeli della montagna” sono i volontari del soccorso alpino della stazione di Asiago, che nell’anno passato sono usciti 57 volte per aiutare escursionisti, fungaioli e sciatori fuori pista in difficoltà. Diventando così la seconda stazione dell’undicesima zona delle Prealpi venete più impegnata. Il soccorso alpino veneto è diviso in due zone: quella delle Dolomiti bellunesi e quella delle Prealpi venete. Quest’ultima comprende la zona montana delle province di Verona, Vicenza e Padova. Dietro la stazione di Verona con 74 interventi, si piazza appunto l’Altopiano, seguito dalla stazione di Recoaro Valdagno con 38 operazioni di soccorso. «Ogni anno gli interventi aumentano – commenta il capostazione altopianese, Daniele Zotti -. Quando entrai nel soccorso alpino, nel ‘95, uscivamo 15 volte all’anno. Nel 2017 gli interventi sono stati 35, l’anno scorso 57 e quest’anno già 13 volte più due recuperi salma in seguito ad altrettanti suicidi dal ponte di Roana». Secondo i dati del soccorso alpino veneto, nel 2018 le persone soccorse sono state 991: numeri che lo hanno fatto balzare in testa in termini di maggior attività dell’ultimo decennio. Negli ultimi anni alla stazione altopianese le richieste di soccorso nel periodo estivo, per escursionisti e fungaioli dispersi, sono pressoché invariate, e in forte aumento invece gli interventi invernali. «Da una parte le buone condizioni atmosferiche hanno favorito la frequentazione della montagna anche nei mesi invernali - spiega il capostazione Zotti -. Dall’altra, però, un costante aumento di appassionati di ciaspole, dello sci escursionistico e un rinnovato interesse nello sci alpinismo fa sì che la montagna sia sempre frequentata». Con tutti i rischi del caso. «C’è da dire che troppi affrontano con disinvoltura la montagna, dimenticando che è un ambiente ostile che non lascia molto margine d’errore - prosegue il soccorritore altopianese -. Serve preparazione fisica, bisogna sempre studiare l’itinerario ed è fondamentale essere attrezzati. La montagna non è una palestra dove mettersi alla prova, bisogna rispettarla sempre e saper rinunciare quando le condizioni favorevoli». Oltre all’impreparazione, troppo spesso i frequentatori della montagna non sono iscritti al Cai oppure assicurati per interventi sanitari. Delle 57 persone soccorse dal cnsas altopianese, solo tre erano iscritte al Cai, e quindi forniti di assicurazione. E questo nonostante gli interventi possano costare molto cari, migliaia di euro, soprattutto se interviene l’elicottero. «Oltre all’assicurazione, che fa sì che un soccorso non gravi sulla collettività - puntualizza Zotti - iscriversi al Cai permette di accedere a corsi di vario genere che potrebbero ridurre le necessità di un nostro intervento». I volontari del soccorso alpino sono tutti altamente preparati. Dopo una dura selezione e molti giorni di formazione, l’aspirante che punta alla famosa “giacchetta rossa” deve poi trascorrere un periodo di prova nella stazione di residenza, sotto l’attenta guida del capostazione. Una volta certificati come addetti del cnsas, i volontari devono partecipare a corsi di aggiornamento sia nelle tecniche alpine sia nell’uso delle attrezzature come il verricello. «È un sacrificio che però accettiamo volentieri perché amiamo la montagna – conclude Zotti – e quindi vogliamo che anche altri possano godere della sua bellezza, ma sempre in sicurezza. Poi, eventualmente, ci siamo sempre noi pronti a dare una mano a chi ha bisogno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gerardo Rigoni
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