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09.07.2019

Lupi scatenati nel fine settimana

Una veduta di Malga Ristecco, in territorio di GallioUn gruppo di partecipanti al “campo studio” dedicato al lupo
Una veduta di Malga Ristecco, in territorio di GallioUn gruppo di partecipanti al “campo studio” dedicato al lupo

Fine settimana con numerose predazioni sull’Altopiano. E gli allevatori sono sempre più sul piede di guerra. Le incursioni predatorie del branco altopianese sono iniziate sabato sera con due pecore uccise e parzialmente mangiate a Lusiana. Domenica, poi, non c’è stato nemmeno il tempo perché i carabinieri forestali potessero completare le pratiche del sopralluogo, che la pattuglia stessa è stata chiamata per intervenire alla malga Melette Davanti di Gallio, dove un vitello è stato attaccato ed ucciso. Nel tardo pomeriggio di domenica, non bastasse, un’altra predazione, questa volta di una manza di un anno, è stata segnalata a malga Ristecco, sempre sulle Melette di Gallio. Questa serie di predazioni, dopo un periodo di relativa calma, ha chiaramente fatto infuriare gli allevatori, che hanno rinnovato la minaccia di scaricare le malghe qualora le istituzioni non prendano una posizione chiara sulla questione. Lo conferma il sindaco di Gallio, e presidente della Spettabile Reggenza, Emanuele Munari, che commenta senza risparmiare critiche alla mancata adozione di provvedimenti efficaci. «Si avvia la stagione d’alpeggio e si riapre la diatriba tra allevatori e lupo - le sue parole -. Ogni predazione la vivo come un fallimento del sistema che dovrà essere rivisto e di cui parleremo nella prossima Conferenza dei sindaci per cercare di proporre soluzioni più efficaci. In questo stiamo lavorando assieme ai malghesi, recependo i loro suggerimenti, che poi, una volta discussi e analizzati assieme ai sindaci dell’Altopiano, saranno proposti alla Regione che ha già dato la sua disponibilità alla posa di recinzioni più alte e fisse oltre che ad aumentare la quota “de minimis” finora prevista». Nel frattempo è partita una campagna di sensibilizzazione organizzata dalle associazioni “Canislupus Italia” e “Io no ho paura del lupo” volta a far conoscere da vicino il lupo e ad affrontare il tema della conservazione del patrimonio faunistico, agro-pastorale ed ambientale del Paese, senza trascurare le problematiche e le difficoltà che insorgono con il ritorno dei grandi predatori sulla montagne. Sotto la guida dell’esperto Enrico Ferraro, una decina di partecipanti ha scoperto il lupo attraverso lezioni in aula sulla biologia dell’animale e sul suo ritorno naturale nelle Alpi orientali e anche con uscite sul campo attraverso escursioni nelle zone nord e sud dell’Altopiano, dove è stato possibile osservare la fauna locale, cercare segni di presenza del lupo e incontrare alcuni malghesi, i quali hanno avuto così l’opportunità di spiegare anche la loro situazione. «Il “campo studio” è alla sua prima edizione sull’Altopiano – commenta Ferraro – nonostante la presenza in maniera stabile di questo grande carnivoro risalga al 2016 con l'instaurarsi della prima coppia e del successivo branco nella parte settentrionale dell'Altopiano. A partire dal 2018 è inoltre stata rilevata la presenza di un secondo probabile branco nella parte meridionale. Il “campo studio” dà la possibilità di illustrare la biologia del lupo, del suo ritorno in Altopiano, vedere i territori che frequenta e, non meno importante, parlare delle problematiche che derivano dalla sua presenza». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gerardo Rigoni
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