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14.02.2020

I veterinari: «È la volpe e non il lupo il principale vettore del parassita»

È la volpe e non il lupo il principale vettore di diffusione del parassita Echinococcus multilocularis. Lo affermano i veterinari Carlo Citterio, Federica Obber e Gioia Capelli dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, che replicano all’“allarme” degli allevatori sulla possibilità che il lupo possa diffondere questo parassita, attualmente non presente sull’Altopiano, che può provocare cisti epatiche o polmonari in ospiti non attitudinali come ovini, bovini o anche l’uomo. «L’Istituto zooprofilattico è attivo da oltre 20 anni nella sorveglianza del parassita nel Triveneto - illustrano i veterinari. - Il suo ciclo di vita ha il suo ospite definitivo nella volpe rossa e come ospiti intermedi i piccoli roditori. La volpe ne alberga nell’intestino la forma adulta e con le feci emette le uova nell’ambiente. I piccoli roditori cibandosi di vegetali contaminati da queste uova si infestano. Se il roditore viene predato da una volpe si sviluppano quindi nuove forme adulte. Anche l’uomo si può infestare per via orale, ad esempio consumando frutti del sottobosco contaminati, e il parassita si sviluppa in forma di cisti invasive dando luogo a una patologia anche molto grave. Ma l’ospite definitivo ed essenziale è la volpe ed è proprio su questa specie che da anni si concentrano le attività; fino ad oggi è stato individuato solo un focolaio in provincia di Bolzano. Il lupo e il cane possono infestarsi ma il loro ruolo epidemiologico è incerto, tanto che lo studio pubblicato sottolinea la necessità di approfondire un risultato che i ricercatori per primi ritengono inatteso - puntualizzano i veterinari -. L’Izs aveva già intrapreso la ricerca di questo parassita anche nel lupo, indagini fino ad oggi con esito negativo». Rassicurazioni che confortano gli allevatori. «Benissimo il controllo del focolai - considera Diego Rigoni, consigliere comunale di Asiago - però una volpe in dispersione percorre pochi chilometri, il lupo anche centinaia: l’eventuale diffusione del parassita potrebbe arrivare inaspettatamente». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

G.R.
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