Asiago/Bassano

Un ago dimenticato nella gamba gli provoca un'ischemia: cuoco verrà risarcito

Uno stent lasciato nel femore dopo l’angioplastica, e non adeguatamente medicato, gli avrebbe provocato un’ischemia che aveva aggravato sensibilmente le sue condizioni cliniche. Non solo: venne sottoposto ad un’ecografia cardiaca con ritardo, tanto che il secondo infarto dal quale era stato colpito fu scoperto solamente il giorno dopo. È quanto emerge in tribunale dalla drammatica vicenda sanitaria che ha visto per sfortunato protagonista B. M., 46 anni, cuoco di Asiago (pubblichiamo le iniziali per la privacy sanitaria), che ha promosso una causa civile contro l’Ulss 7 Pedemontana. Assistito dall’avv. Roberto Rigoni Stern, avrebbe raggiunto un accordo con l’Azienda sanitaria e con la compagnia assicurativa Berkshire Hathaway International insurance limited (avv. Paola Gazzi e Francesco Sarti) per un risarcimento pari a circa 400 mila euro. Oggi fatica a lavorare, si stanca facilmente e potrebbe doversi operare nuovamente nei prossimi anni.

Il cuoco si era rivolto al tribunale civile lamentando un caso di malasanità. La mattina del 7 agosto 2013 si era sentito male in casa; aveva allertato il 118 e un’ambulanza del Suem lo aveva trasportato all’ospedale di Asiago dove gli era stato diagnosticato un infarto. Era stato trasferito con l’elicottero al San Bassiano: da una coronografia era emersa l’occlusione di una coronaria e i medici lo avevano sottoposto ad un’angioplastica. Durante l’intervento avevano utilizzato uno stent, che non venne rimosso né - hanno sottolineato i periti del tribunale, i professori Carlo Moreschi e Ugolino Livi - adeguatamente trattato e medicato. Venne quindi trasferito in rianimazione, dove ore più tardi emerse che era stato vittima di un’ischemia alla gamba destra. Venne operato, ma le sue condizioni si aggravarono; da una valutazione cardiologica si accertò che la coronaria (con lo stent inserito) si era occlusa nuovamente. Fu operato un’altra volta e da allora ha subito diversi ricoveri e interventi. 
«Ne consegue un quadro di sensibile peggioramento della qualità della vita e della capacità lavorativa», lamenta l’avv. Rigoni Stern. I consulenti di parte, con il prof. Gaetano Thiene, hanno evidenziato due errori medici: la ritardata rimozione dello stent e «il ritardo diagnostico e terapeutico rispetto alla seconda occlusione».

Questo quadro, ritenuto non congruo dai consulenti dell’Ulss, i dott. Alessia Comacchio e Paolo Ius, che hanno difeso l’operato dei medici, è stato invece sostanzialmente confermato dai periti del giudice, che hanno spiegato, fra l’altro, che «il ritardo diagnostico ha svolto un ruolo determinante... ha costretto a trattamenti farmacologici, strumentali, chirurgici di rilievo, condizionanti la capacità funzionale e l’aspettativa di vita del paziente». Ragion per cui «è censurabile la condotta dei sanitari durante il ricovero all’ospedale San Bassiano di Bassano», fra l’altro per aver «gestito in maniera inadeguata l’introduttore (lo stent) che ha causato la trombosi». Il maggior danno provocato dai medici al cuoco è di circa 50 punti percentuali, oltre ai 110 giorni di inabilità totale e a postumi del 30 per cento sulla capacità lavorativa. Pertanto, B. M. merita un risarcimento.

Diego Neri