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30.08.2017

Per i Pfas spesi 2,8 milioni
«Ma nessun contributo»

Il laboratorio di analisi attrezzato ad Acque del Chiampo. MASSIGNANIeri mattina la presentazione di quanto fatto sui Pfas. MASSIGNAN
Il laboratorio di analisi attrezzato ad Acque del Chiampo. MASSIGNANIeri mattina la presentazione di quanto fatto sui Pfas. MASSIGNAN

Due milioni 800mila euro. È la cifra che Acque del Chiampo ha speso in quattro anni, dall’estate 2013 quando è emersa l’emergenza ad oggi, per il problema perfluori alchilici. Senza contributi da Regione, Stato e Miteni, azienda da dove si sospetta possa essere partito l’inquinamento. Nel dettaglio 2,4 milioni di euro di opere e 400 mila per gestione e manutenzione impianti di trattamento e filtri ai carboni attivi.

COSTI. Il Consiglio di Bacino Valchiampo, che riunisce le società Acque del Chiampo e Medio Chiampo, ha ribadito più volte, anche con un esposto, la richiesta alla Miteni di ripristino ambientale del sito e di compartecipazione alle spese. «Ma finora nessuna risposta», sottolinea il presidente Giorgio Gentilin. Anche Acque del Chiampo si è attivata. «C’è un’azione legale verso la Miteni per il riconoscimento del danno cagionato - spiega Andrea Pellizzari, consigliere delegato di Acque del Chiampo - ma senza limiti di legge fissati a livello nazionale non ci sono obblighi. I 2,8 milioni di euro spesi quindi sono a totale carico di Acque del Chiampo e dei comuni e si sono riversati sul rinvio di opere o sulle tariffe». Nell’Ovest Vicentino si lavora di squadra: il Consiglio di Bacino nel 2014 ha destinato 400mila euro ad Acque del Chiampo per i primi interventi, a fine 2015 altri 300mila euro per il laboratorio. Anche il Consorzio Arica ha sostenuto nel 2013 50mila euro di spesa per analisi effettuate a Francoforte. «Prima di Acque del Chiampo non c’era un laboratorio attrezzato in Italia» precisano.

LIMITI. A livello nazionale non esistono ancora limiti chiari sui perfluori alchilici, pfoa e pfas. Nel 2013 il senatore del Pdl Pierantonio Zanettin aveva presentato una mozione sottoscritta da numerosi parlamentari, tra cui i vicentini Erika Stefani Lega Nord, e Rosanna Filippin Pd, per chiedere al Governo di introdurre un limite massimo della concentrazione di pfas nelle acque potabili. «Quella mozione attende ancora una risposta - precisa la senatrice Stefani - da allora ho presentato diverse interrogazioni parlamentari per sollecitare il Ministero. Niente». «Come Consorzio Arica nel 2013 siamo intervenuti subito imponendo dei limiti in via precauzionale - aggiunge Renzo Marcigaglia, oggi presidente di Acque del Chiampo - in assenza di legislazione abbiamo operato con buon senso».

MANIFESTAZIONE. Il sindaco di Lonigo Luca Restello ha lanciato una manifestazione popolare l’8 ottobre a Lonigo insieme ai comitati no pfas. «Ho invitato 300 sindaci dei comuni di Vicenza, Padova e Verona interessati dal problema - precisa - mi aspetto tanti cittadini soprattutto. Vogliamo far capire allo Stato che deve pagare, finora non hanno tirato fuori un quattrino, e la stiamo pagando noi che l’abbiamo subita. E che finalmente metta un limite nazionale ai perfluori. Il Governo si deve vergognare. La gente ha paura». «Serve una normativa- ribadisce il consigliere delegato Andrea Pellizzari - è il momento di pretenderla dal Governo».

Luisa Nicoli
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