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08.04.2019

Nasce il parco per Giuriolo partigiano medaglia d’oro

Alla cerimonia anche gli alunni della scuola intitolata a Giuriolo. NICOLIGentilin e Giuriolo al parco.  NICOLI
Alla cerimonia anche gli alunni della scuola intitolata a Giuriolo. NICOLIGentilin e Giuriolo al parco. NICOLI

“A questo parco, nel borgo di Castello, la città di Arzignano affida la memoria di Antonio Giuriolo. Capitano, alpino e partigiano, medaglia d’oro al valor militare. Maestro di pensiero e di azione. Uomo coerente, coraggioso e libero”. Recita così la targa al parco di Castello di Arzignano intitolata l’altro giorno al “capitano Toni” che morì a Lizzano in Belvedere il 12 dicembre 1944 ucciso dalle mitragliatrici tedesche mentre tentava di soccorrere un compagno ferito. Alla cerimonia, con l’Amministrazione comunale, le autorità civili e militari, in prima fila gli alpini del Gruppo Ferrovieri Antonio Giuriolo di Vicenza, con capogruppo Moreno Fincato, insieme alle penne nere di Arzignano e Chiampo. E ancora gli studenti e i dirigenti della primaria già intitolata a Giuriolo e la Pro loco. Palloncini bianchi, rossi e verdi lanciati in cielo dai bambini, l’inno di Mameli e l’onore ai caduti ad accompagnare il momento ufficiale. E un mazzo di fiori con i colori della bandiera italiana posato alla stele nel parco. A ricordare Antonio Giuriolo c’era la nipote Luciana Giuriolo Todescan: «Dal 1915 visse a Castello nella casa del nonno in via S. Pietro: la vicina strada dei Pozzetti la percorreva abitualmente, anche per andare a scuola. Toni studiò al liceo di Vicenza e si laureò in lettere a Padova. Ma, chiamato a comporre un tema sul successo del regime, consegnò il foglio in bianco. Da professore non gli fu concesso di insegnare nelle scuole in quanto privo della tessera fascista. Così si dedicò alle lezioni private, diventando il punto di riferimento per tanti giovani. E una figura di rilievo del movimento antifascista che si stava formando, riferimento di molti intellettuali contro il regime: pensava a uno Stato diverso, a una costituzione con maggiore libertà». Venne a contatto con personaggi importanti e contribuì al documento che divenne la base della costituzione. «Fu una figura - prosegue - del partito d’azione, aveva un forte senso etico e morale, divenne capitano degli alpini. E dopo l’8 settembre (già chiamato e richiamato alle armi ndr) entrò in clandestinità, prima nel Bellunese, poi con i suoi “scolari”, che diventeranno i “Piccoli maestri” di Meneghello. Ferito a una mano si trasferì a Bologna per farsi curare. Ma tornò a comandare una formazione, la Brigata Matteotti, nei pressi di Porretta. Morì il 12 dicembre 1944 colpito da una mitragliatrice tedesca mentre soccorreva un compagno di 16 anni. A causa della neve vennero recuperati a fine febbraio e si scoprì che i tedeschi ne avevano minato i corpi. Fu proprio il suo luogotenente Meneghello a riportare la salma a Vicenza. Toni pensava ai giovani, per farne dei cittadini liberi di scegliere». «Avevo promesso l’intitolazione del parco - precisa il sindaco Giorgio Gentilin - a un capitano e alpino coraggioso, che ha combattuto perché l’Italia potesse accedere alla vera democrazia, uscendo dal fascismo. Uomo e spirito libero che ha voluto lasciare un messaggio forte ai giovani: confrontatevi con chi ha idee diverse, mai con la violenza». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli
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