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31.03.2019

«Giustizia per la morte di nostra madre»

Massimo Meggiolaro e Alessandra Lighezzolo con i figli Guglielmo di 20 anni ed Edoardo di 22.  NICOLILa Fiat 500 di Lighezzolo capovolta dopo il tamponamento sulla A4
Massimo Meggiolaro e Alessandra Lighezzolo con i figli Guglielmo di 20 anni ed Edoardo di 22. NICOLILa Fiat 500 di Lighezzolo capovolta dopo il tamponamento sulla A4

Il 14 maggio in tribunale a Verona ci sarà l’udienza per la richiesta di patteggiamento presentata da Marco Paolini. Noi chiediamo giustizia. E una pena proporzionata alla gravità del fatto». A parlare sono Massimo Meggiolaro e i figli Edoardo, 22 anni, e Guglielmo, 20. Ovvero la famiglia di Alessandra Lighezzolo, la donna di Arzignano, scomparsa a 52 anni il 19 luglio 2018, per le gravi ferite riportate nell’incidente accaduto in autostrada a Verona due giorni prima. La Fiat 500, su cui viaggiava accanto all’amica Anna Tovo di Montecchio, è stata tamponata dalla Volvo dell’attore e regista bellunese. Marito e figli di Alessandra finora non avevano mai parlato. Stretti nel silenzio e nel dolore per la scomparsa di «una madre, una moglie, un’imprenditrice, una persona sempre pronta ad aiutare gli altri», ricordano. E in prima linea, con la Confcommercio, nel proporre iniziative e manifestazioni, lei che dal 2006 era titolare del negozio di abbigliamento per bambini e ragazzi “Pixel” in galleria in corso Garibaldi. La loro vita da quel 17 luglio, giorno dell’incidente, è cambiata per sempre. «E non sarà più la stessa - dicono -. Speriamo che l’udienza, per cui Paolini è indagato per omicidio stradale, possa darci giustizia. Ci costituiremo parte civile al procedimento (è l’avv. Stefano Poli il legale della famiglia, ndr). Come farà Anna Tovo, l’amica che era in auto con lei. Erano praticamente sorelle». «Marco Paolini mi ha scritto una lettera - continua il marito Massimo Meggiolaro -. L’abbiamo trovata qualche giorno dopo la morte di Alessandra nella cassetta delle lettere. Una sorta di richiesta di perdono. Ma non ci può essere perdono». «Paolini aveva detto che ci avrebbe aiutati, che sarebbe stato vicino alla famiglia. Ma non l’abbiamo mai sentito - continuano Edoardo e Guglielmo - e ci ha fatto male vedere che a pochi giorni dal funerale fosse sul palco a recitare. Per noi è stata una mancanza di rispetto. L’unica vittima in tutto questo è nostra madre». Da quel tragico luglio, il 17, il 18 e il 19 di ogni mese, sono giorni difficili per la famiglia Meggiolaro. Così come il 25, data del funerale. E anche l’8 settembre, compleanno di Lighezzolo. «Si parla tanto di omicidio stradale - continua il marito - e di comportamenti alla guida, bisognerebbe esserne consapevoli. Quando si è in auto ci si deve concentrare solo su quello. Una distrazione può essere fatale». Massimo, Edoardo e Guglielmo stanno andando avanti. Perché così è la vita. Ma il dolore non si cancella. «Stare lì era un dolore immenso - continua il marito -. Dopo mezz’ora mi prendeva l’angoscia. Abbiamo dovuto chiudere l’attività. Nessuno di noi si sarebbe potuto occupare del negozio di abbigliamento. Ancora oggi non sono riuscito a leggere nulla dell’incidente e degli atti. Ricordo ancora la telefonata di Anna: Massimo, mi dispiace. Ho capito subito, è stata un coltellata. Ho recuperato i ragazzi e siamo partiti per Verona. Arrivati lì ci siamo resi conto che non c’era nulla da fare. Ma vogliamo ricordare Alessandra con il suo sorriso, con la solarità che sapeva trasmettere. Lasciava il segno in chi la conosceva». “Ancora ti spacca dentro pensare a cos’è successo – concludono i figli –. Era la migliore mamma del mondo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli
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