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27.02.2019

Quel dentista era un abusivo Patteggia 15 mila euro di multa

I finanzieri avevano sequestrato lo studio odontoiatrico. ARCHIVIO
I finanzieri avevano sequestrato lo studio odontoiatrico. ARCHIVIO

Aveva lavorato per anni come dentista, ma non risultava iscritto all’albo nazionale dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, né era in possesso di una laurea italiana. Per questo i finanzieri avevano sequestrato nell’ottobre al dottor Valerio Zanini, 59 anni, di San Bonifacio, due ambulatori: uno studio in via Mazzini a Gambellara, e uno in via della Vittoria a Soave, nel Veronese. Ieri mattina, Zanini, difeso dall’avv. Marco Dal Ben, ha patteggiato 15 mila euro di multa. E sono scese a patti anche due sue assistenti alla poltrona: Camelia Ioana Flore, 37 anni, cittadina romena residente a Veronella (avv. Stefano Marchesini), e Serenella Lunardi, 51, di Lonigo, via Trieste: per entrambe, 300 euro di multa. Erano tutti accusati di esercizio abusivo della professione. Il giudice ha restituito gli studi ai proprietari (diversi da Zanini), confiscando i medicinali. È stata infine stralciata la posizione del cittadino libanese Ghassan Ayoub, 57 anni, di Verona, direttore sanitario della clinica, denominata “Dental sas” (avv. Paolo Morsoletto). «Sono laureato in Polonia e iscritto all’Ordine in Portogallo - aveva ribattuto l’imputato dopo il sequestro -. L’Unione europea ritiene i miei titoli validi. È una battaglia che porto avanti da anni, e sono sempre uscito a testa alta da tutte le accuse della magistratura». Era l’ottobre 2017 quando i finanzieri della compagnia di Arzignano, comandati dal capitano Forcolin, avevano deciso di compiere un controllo nella sede di Gambellara. Mancavano alle pareti i titoli e le abilitazioni di legge. Zanini in realtà non ce li aveva. Per questo le fiamme gialle avevano sigillato lo studio, ma anche i macchinari, le attrezzature, i materiali di ortodonzia e i farmaci che il titolare dell’ambulatorio utilizzava o prescriveva ai pazienti, che non mancavano. I militari avevano quindi compiuto analoga attività a Soave. Il provvedimento era stato poi confermato, e il pubblico ministero Chimichi aveva chiesto il processo, che si è celebrato ieri davanti al giudice Maria Trenti, che ha disposto la restituzione di studi e macchinari, che non erano di proprietà degli imputati. Zanini, che vanta titoli di studio in altri Paesi europei, aveva annunciato che avrebbe continuato ad esercitare, ma all’estero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

D.N.
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