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17.04.2019

Fanghi, solo 3 anni di autonomia per smaltirli [ANNULLO]

L’intervento di Piccoli al microfono nell’assemblea pubblica. NICOLI
L’intervento di Piccoli al microfono nell’assemblea pubblica. NICOLI

Per lo smaltimento dei fanghi del distretto conciario non è ancora emergenza. Ma forte criticità sì. Perché l’autonomia di gestione di Acque del Chiampo è limitata a un massimo di 3 anni. E per realizzare l’impianto si ipotizzano 5 anni dall’emissione del bando. È stato l’argomento di un’accesa e partecipata assemblea pubblica in sala consiliare ad Arzignano dove il direttore di Acque del Chiampo Alberto Piccoli ha illustrato la situazione e presentato il bando per costituire una società per progettare, realizzare e gestire un impianto trattamento fanghi provenienti da Arzignano (Acque del Chiampo) e da Montebello (Medio Chiampo). In tutto 36 mila tonnellate l’anno. Per Acque del Chiampo, 10 i comuni di riferimento, sono oltre 25 mila tonnellate «che adesso vengono conferite per lo più in siti esterni», ha precisato Piccoli. Alla discarica D9, l’ultima, si potranno conferire ancora 45 mila tonnellate, utilizzabile quindi per poco meno di un paio d’anni. In più c’è un deposito temporaneo di stoccaggio per un altro anno. «Ma se si arriva ad utilizzarlo, significa essere in emergenza - ha spiegato il direttore generale -. Purtroppo è sempre più difficile trovare siti per i fanghi. E vale per tutti gli enti gestori. C’è anche un’istruttoria aperta con la Regione per poter ampliare la nostra ultima discarica ma gli esiti sono ancora incerti e le indagini di mercato dicono che conferire i fanghi all’estero, vedi Germania, costerebbe dai 280 euro a tonnellata in su». Attualmente Acque del Chiampo per i fanghi smaltiti in discarica a Sogliano paga 169 euro. «Ma Sogliano sarà disponibile fino a giugno. La discarica è in fase di ampliamento e non avrà capacità ricettiva. Poi dovremo usare la nostra». Per questo la realizzazione dell’impianto di trattamento fanghi della concia diventa prioritaria. Il direttore generale Piccoli ha ricordato in assemblea le tappe, dall’accordo di programma del 2005 all’integrativo del 2013, fino all’ultimo del 2017. Poi le decisioni dei comuni soci, nel 2016 di ricorrere a un partenariato pubblico-privato e a settembre 2017 di realizzare l’impianto in area esterna al Consiglio di Bacino Valchiampo. E ancora l’avviso di manifestazione di interesse, a cui hanno risposto 5 aziende, e l’invio di un progetto al Ministero a dicembre 2017. Fino alla scelta di costituire la nuova società solo dopo che il soggetto operativo, che avrà una quota tra il 61 e il 70%, abbia individuato il sito dove realizzare l’impianto, 90 i giorni di tempo. «Il partner pubblico o privato avrà la maggioranza nella nuova società - ha precisato il direttore Piccoli - ma da statuto e patti societari per le decisioni sarà necessaria una percentuale più alta della quota, minimo 75%, e quindi con l’avallo e il via libera fondamentale degli enti gestori. Una volta individuato il partner si procederà con un contratto propedeutico e la costituzione della società avverrà solo in un secondo momento, cioè quando sarà definito il sito dove realizzare l’impianto; è prevista anche una cauzione da 500 mila euro». Ma dubbi, perplessità e preoccupazioni dei presenti non sono mancate. Allargando la questione anche al problema Pfas. «In 10 anni non è stato fatto nulla – ha detto Giovanni Fazio di Cillsa –. Si sarebbe dovuto lavorare anche sulla riduzione dei fanghi prodotti nei cicli industriali». Dito puntato su sostenibilità ambientale, tecnologia di smaltimento, sui costi che inizialmente dovevano essere sostenuti dai firmatari dell’accordo, in primis Stato e Regione, e sulla mancata individuazione della localizzazione. «Non sappiamo dove si farà, che impatto avrà, chi si prenderà carico di smaltire i nostri fanghi”. Domande che i cittadini avrebbero voluto rivolgere anche all’Amministrazione, sindaco e assessori, che però non c’erano all’assemblea. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli
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