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01.02.2020

«Dopo i terremoti ora c’è la minaccia del coronavirus»

Tutti con le mascherine per evitare il più possibile il contagioIl cibo donato è stato distribuito nelle strutture della missione.  D.C.Padre Gentilin in uno dei precedenti arrivi di contanier a Manila.  D.C.
Tutti con le mascherine per evitare il più possibile il contagioIl cibo donato è stato distribuito nelle strutture della missione. D.C.Padre Gentilin in uno dei precedenti arrivi di contanier a Manila. D.C.

Giancarlo Brunori Daniele Concato La situazione del vulcano sta, lentamente, tornando alla normalità. Il Taal pare si sia temporaneamente assopito, ma la nuova emergenza che potrebbe essere dietro l’angolo è quella del «coronavirus che viene dalla Cina: rimane lo stato di allerta per le eruzioni e per i conseguenti terremoti e le polveri sottili che sono ad alto livello» rendendo l’aria irrespirabile in varie zone. Ma «dobbiamo portare la mascherina anche per la minaccia del virus, arrivato pure nelle Filippine. La Cina ci è vicinissima». Padre Giovanni Gentilin, nelle Filippine come missionario canossiano, non nasconde la preoccupazione per la nuova emergenza che potrebbe avere notevoli risvolti sanitari anche nella terra in cui da lunghi anni opera in aiuto alle popolazioni locali. Ma tira un grande sospiro di sollievo, intanto, perché sa di poter contare sul carico di 50 tonnellate di alimenti, appena arrivati nelle disponibilità della sua missione. Si tratta di due container giunti da Arzignano grazie a quanto raccolto dalla Onlus arzignanese “Una mano aiuta l’altra”: pacchi di pasta, farina, panettoni, tonno, caramelle, succhi di frutta, olio, caffè e bottiglie di acqua minerale assieme ad articoli sanitari, giocattoli, materiale scolastico e tante altre cose utili. Preoccupazione per il coronavirus a parte, «tutto sembra tranquillo per quanto riguarda il vulcano Taal (a soli due chilometri in linea d’aria dalla missione Talità Kumì gestita dal 77enne missionario nel paese Alfonso de Cavite, ndr). Gli sfollati hanno avuto il permesso di ritornare nelle loro case incrostate di cenere causate dalle eruzioni» di queste settimane. Chi abitava nei pressi del vulcano non torneranno più in quelle loro residenze. I nostri sfollati hanno lasciato Talità Kumì, ma terremo i contatti con loro per poter continuare ad aiutarli, perché hanno perduto tutto ciò che avevano. Grazie a chi continua a sostenerci dall’Italia». È stata festa grande, anche se con un bel po’ di lavoro, nella località di Tondo e a Talità Kumì per l’arrivo a Manila dei due container spediti da “Una mano aiuta l’altra”: aiuti provvidenziali, partiti dall’Italia quando non c’era l’emergenza vulcano, ma ora diventati indispensabili per aiutare sia ai poveri della baraccopoli attorno alla capitale delle Filippine, sia gli sfollati della vasta zona investita in pienodall’eruzione del Taal, nell’omonima regione. Dopo dieci di giorni di sosta dovuta alle pratiche di sdoganamento, l’altra mattina, prima dell’alba in modo da approfittare delle ore meno calde per compiere le faticose operazioni di scarico, due camion sono giunti davanti ai locali della parrocchia di San Pablo Apostol a Tondo e una squadra di volontari si è subito messa all’opera per svuotare i container e portare tutto all’interno della struttura. Dopo esser stato catalogato e suddiviso, una parte del materiale ha preso subito la strada per Alfonso de Cavite dove ci sono la missione Talità Kumì e le chiese di padre Giovanni Gentilin, che ha garantito ospitalità a circa 300 sfollati, la metà dei quali minori. I bimbi, in particolare, hanno ricevuto i tanti vasetti di crema alla nocciola spalmabile donati dagli alunni delle scuole della Valchiampo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giancarlo Brunori Daniele Concato
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