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14.05.2019

Valzer di fatture false, tre avvisi

Militari della guardia di finanza durante una verifica fiscale
Militari della guardia di finanza durante una verifica fiscale

La commerciale “Tintoria del Cuoio” di Chiampo sarebbe stata al centro di un vorticoso giro di fatture false per 1 milione di euro, per il quale nei giorni scorsi il pm Luigi Salvadori ha firmato tre avvisi di garanzia che valgono anche come avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti degli amministratori legali che si sono succeduti, e di quello ritenuto di fatto. L’ipotesi d’accusa è di evasione fiscale per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, e per emissione di fatture false. Sotto inchiesta sono finiti Bertilla Dal Zovo, 74 anni, di Arzignano, madre di Diego Pellizzari, 43 anni, di Chiampo, il quale è ritenuto essere dagli investigatori colui che nella realtà tirava le fila dei rapporti in odore di illegalità. Entrambi sono difesi dall’avvocato Elena Peron di Montecchio Maggiore, mentre il terzo indagato, Carlo Zanco, 42 anni, di Lonigo, amministratore della società dal 4 maggio al 22 dicembre 2016, è assistito dall’avvocato Marco Napolitano di Sandrigo. La guardia di finanza e l’Agenzia delle Entrate hanno eseguito approfondite indagini, incrociando dati commerciali provenienti anche dall’estero, per mettere a fuoco le compravendite di pellame. Una parte di esse, secondo la procura, sarebbero avvenute sulla carta, perché non ci sarebbero stati gli effettivi trasporti. Il pm Salvadori contesta alla “Tintoria del Cuoio”, che commerciava in teoria “wet blue”, pelli cioè conciate al cromo, di avere emesso fatture per operazioni inesistenti per l’ammontare di 549 mila euro, con iva evasa per 120 mila euro. Invece, la stessa ditta si sarebbe avvalsa di fatture e documenti fiscali fittizi per un imponibile di 539 mila euro e iva non versata per 118 mila euro. Tra l’altro, la “Tintoria del Cuoio” è stata dichiarata fallita dal tribunale di Vicenza il 22 marzo ed è stato nominato curatore il commercialista Lorenzo Zotta, mentre il giudice delegato è Giuseppe Limitone. Dalle verifiche eseguite dai militari del colonnello Crescenzo Sciaraffa, cui hanno partecipato anche gli ispettori del Fisco, la “Tintoria del Cuoio” aveva avuto rapporti con la Chemipal spa, cui aveva fatturato 351 mila euro (iva per 77 mila euro), così come avrebbe emesso fatture per operazioni sospette alla Main Gate srl. Invece, contesta il pm Salvadori, la commerciale di Chiampo si sarebbe avvalsa di fatture false emesse dalla “Capital Sharing srl” di Civitanova Marche, “Go.Pel srl” ed “Effige srl”. Ci sono in contestazione anche due fatture della Chemipal, che sarebbero state emesse il 30 ottobre e il 4 dicembre 2015, per un imponibile di 206 mila euro e iva per 45 mila. L’amministratore di Chemipal è stato sentito ed ha spiegato che le operazioni erano regolari, solo che a un certo punto la ditta amministrata da Diego Pellizzari, attivo anche nel mondo della ristorazione nell’Arzignanese, aveva avuto problemi nei pagamenti. Pertanto, Chemical aveva compensato parte dei crediti. Inoltre, su indicazione di “Tintoria del Cuoio”, Chemical aveva acquistato pellami da operatori russi e quindi li aveva rivenduti alla stessa ditta di Chiampo. Accertamenti sono in corso anche sui trasportatori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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