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14.09.2019

Le grotte scoperte cercando le stelle

Una suggestiva immagine delle cavità scoperte a Marana. PIEROPANUn’altra foto testimonia l’importante ritrovamento.PIEROPAN
Una suggestiva immagine delle cavità scoperte a Marana. PIEROPANUn’altra foto testimonia l’importante ritrovamento.PIEROPAN

A Marana si apre la porta dell’Ade. I lavori di ampliamento dell’osservatorio astronomico hanno regalato la sensazionale scoperta di alcune grotte che saranno visibili al pubblico grazie a telecamere movibili. Si tratta di due cavità naturali prima sconosciute. Durante lo scavo sono state rinvenute due fessure che sono state subito notate da Giuseppe Peretto, biospeleologo e socio del MarSEC (Marana space explorer center). Peretto negli anni precedenti aveva già individuato degli insetti, ortotteri, che erano indicatori di cavità carsiche. L’esplorazione e la documentazione delle due voragini è stata realizzata nel 2017 dal Club Speleologico Proteo di Vicenza, che ha trovato meraviglie. Ne è sorta una collaborazione fra gli speleologi vicentini e gli astrofili. «Il dott. Paolo Mietto e tutto il Club Speleologico Proteo di Vicenza hanno fatto un lavoro straordinario – è il commento del direttore del MarSEC, Ivo Peretto». Si è pensato alla valorizzazione, con la “Galleria Del Tempo” un corridoio didattico che si sviluppa tra il muro perimetrale della struttura e la parete rocciosa. L’idea di Mietto è stata quella di creare due percorsi didattico-illustrativi: il primo, marcato dal colore blu, porta a viaggiare idealmente nel Tempo geologico rappresentato dalle rocce. Il secondo percorso, rosso, si sviluppa in senso inverso, attraverso l’illustrazione di particolari fenomeni geologici, presenti lungo la parete rocciosa. Le cavità sono due, chiamate “La Porta Dell’Ade” e “Il Pozzo di Castore e Polluce”. La Porta dell’Ade, la maggiore, finisce in una sala di circa dieci per dieci metri, alta quindici, chiamata La Sala Del Cerbero. Il Pozzo di Castore e Polluce, invece, è profonda 17 metri: una cavità verticale che con un unico salto interrotto da brevi piazzole conduce in un vano finale a sua volta sormontato da un alto camino. Alcune fessure impraticabili e lo sviluppo planimetrico della grotta sembrano indicare un possibile originario collegamento con La Porta dell’Ade. Entrambe le cavità, scavate nella Scaglia Rossa Veneta, sono ormai abbandonate dalle acque. Gli studi degli strati rocciosi le collocano nel Cretaceo Superiore che finì 65 milioni di anni fa quando si suppone sia caduto l’asteroide che avrebbe provocato l’estinzione dei dinosauri. Lungo la parete della galleria è stato collocato un bassorilievo di tre metri opera di Gaia Serafini, che raffigura l’occhio di un dinosauro e il momento dell’impatto dell’asteroide. «Non potendo rendere le grotte visitabili al pubblico abbiamo pensato che potessero essere viste almeno elettronicamente – conclude Ivo Peretto – utilizzando delle telecamere movibili all’interno della Porta Dell’Ade, collegate in diretta col museo dell’astronautica. Sono convinto che sia il pubblico, sia gli specialisti che gli studenti e gli insegnati, possano trovare di grande interesse questa Galleria». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Pieropan
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