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19.01.2020

Ha emesso fatture false Inflitti 3 anni di carcere

L’ingresso del tribunale di Borgo Berga a Vicenza
L’ingresso del tribunale di Borgo Berga a Vicenza

Era finito a processo con l’accusa di avere emesso decine di fatture false per un importo di svariati milioni di euro. L’altro giorno Massimo Bacco, 53 anni, di Chiampo, domiciliato in provincia di Verona, è stato condannato a tre anni di reclusione. Nei suoi confronti il giudice ha emesso anche una serie di pene accessorie. Tra queste anche l’incapacità di contrarre con la Pubblica amministrazione per due anni e l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria. Il dibattimento era arrivato nell’ambito della maxi inchiesta “Dirty Leather” sul mondo conciario che scattò nell’ottobre del 2008 coinvolgendo inizialmente una ventina di persone. Ecco, da quell’indagine poi si diramarono diversi filoni d’inchiesta tra cui quello che ha portato al processo e alla condanna anche di Bacco in qualità di amministratore della società “Hispanica srl”. In quella veste il 53enne al fine di consentire alla ditta l’evasione dell’imposta sul reddito e sul valore aggiunto, aveva indicato nella dichiarazione annuale per il 2011 elementi passivi fittizi per oltre 2 milioni di euro ai fine del reddito e oltre 4 milioni ai fini iva, detratto indebitamente un’imposta di quasi 800 mila euro avvalendosi in questo caso di 82 fatture e di una nota di credito «relative a operazioni in parte oggettivamente inesistenti e in parte soggettivamente inesistenti», come recita il capo di imputazione redatto dal pubblico ministero Luigi Salvadori titolare dell’inchiesta che ha portato al processo di Bacco. L’operazione “Dirty Leather” era partita quando la tenenza di Arzignano aveva notato una serie di anomalie nei conti di alcune società del settore conciario di Arzignano e di Chiampo. Anche nel 2010, stando a quanto confermato nella sentenza pronunciata dal giudice l’altro giorno, l’imputato ha indicato nella dichiarazione dei redditi di fine anno elementi fittizi in quel caso per un importo di oltre 1 milione di euro ai fine del reddito e 4,5 milioni ai fine dell’iva detraendo indebitamente un’imposta di quasi un milione di euro avvalendosi di una settantina di fatture per operazioni in parte oggettivamente inesistenti e in parte soggettivamente inesistenti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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