Battaglia contro i Pfas
«Aspettiamo 80 milioni»

Il tavolo voluto da Veneto Acque ieri  ad Arzignano. MASSIGNANIl laboratorio allestito per l’analisi dei Pfas ad Acque del Chiampo
Il tavolo voluto da Veneto Acque ieri ad Arzignano. MASSIGNANIl laboratorio allestito per l’analisi dei Pfas ad Acque del Chiampo
Il tavolo voluto da Veneto Acque ieri  ad Arzignano. MASSIGNANIl laboratorio allestito per l’analisi dei Pfas ad Acque del Chiampo
Il tavolo voluto da Veneto Acque ieri ad Arzignano. MASSIGNANIl laboratorio allestito per l’analisi dei Pfas ad Acque del Chiampo

«La disponibilità del finanziamento di 80 milioni di euro ancora non c’è. Ma noi portiamo avanti comunque il progetto». Parola di Gianvittore Vaccari, amministratore unico di Veneto Acque, intervenuto ieri ad Arzignano all’incontro, il secondo convocato dalla stessa società regionale, tra consigli di bacino, enti gestori e dirigenti veneti della zona rossa sulla questione Pfas. Il progetto in questione è quello, per complessivi 200 milioni di euro, che prevede di realizzare una rete interconnessa regionale, con una circolarità di approvvigionamento acqua da più fonti «che consenta - ha precisato Vaccari - di affrontare qualsiasi emergenza acqua, non solo i perfluori». Uno studio di massima c’è già per nuove tratte di acquedotto, per i collegamenti da Recoaro a Madonna di Lonigo; tra la diramazione Recoaro e Marocchino verso Montecchio Precalcino; tra Caldogno e Camazzole a Carmignano sul Brenta; per il nuovo serbatoio di Montagnana e il collegamento verso Ponso e Pojana Maggiore, e ancora da San Bonifacio al campo pozzi Belfiore, tra Vicenza e Pojana Maggiore e in prospettiva tra San Martino Buon Albergo e Bussolengo. «Con le opere di interconnessione si arriva a 200 milioni di euro - continua l’amministratore unico Veneto Acque - dovremo definire le priorità per il primo stralcio da 80 milioni di euro e procedere quindi con gli studi di fattibilità. Se avessimo la disponibilità ora del finanziamento da Roma e si potesse procedere con la Valutazione di impatto ambientale della Regione, in 4 anni le opere sarebbero realizzate. I soldi però ancora non sono stati assegnati. E c’è il rischio che i tempi si allunghino se sarà necessaria il Via nazionale, come previsto per i tratti oltre i 20 chilometri. Noi però riteniamo che i diversi interventi possano essere considerate opere disgiunte di un unico quadro generale complessivo. E andiamo avanti comunque perché primo vogliamo affrontare la problematica Pfas: Regione Veneto, Veneto Acque, consigli di bacino ed enti gestori sono tutti responsabili e stanno lavorando insieme per questo. E poi perché vogliamo stimolare governo e ministero: non vogliamo sentirci dire “ora i soldi ci sono e voi non siete pronti”. Insomma non concedere alibi a chi dovrà finanziare i progetti».

«Una certa preoccupazione c’è perché gli 80 milioni di euro ancora non ci sono - aggiunge Giorgio Gentilin, presidente Consiglio di Bacino Valchiampo - e il tempo passa. Anche se come ente localmente stiamo studiando anche altri percorsi possibili in attesa del finanziamento da Roma. Sul problema Pfas un obiettivo raggiungibile sarebbe questo di ottenere un abbattimento dei limiti da 500 nanogrammi litro a sotto i 100. Obiettivo condiviso da tutti gli enti gestori come confermato all’incontro odierno. Questo però significherebbe ridurre la vita dei filtri ai carboni attivi e quindi investire ulteriori risorse. Mi auguro che la Regione in merito faccia la sua parte perché ulteriori carichi di costi per i Pfas sulle tariffe significherebbe dover rinviare altri interventi previsti sul territorio».

Luisa Nicoli

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