Noventa

Giovane coppia cambia vita: addio pianura, ora gestisce un rifugio sulle Dolomiti

Andrea Borotto e Michela Belloni, di Noventa, seduti davanti al rifugio Angelini in val di Zoldo (BUSATO)
Andrea Borotto e Michela Belloni, di Noventa, seduti davanti al rifugio Angelini in val di Zoldo (BUSATO)
Andrea Borotto e Michela Belloni, di Noventa, seduti davanti al rifugio Angelini in val di Zoldo (BUSATO)
Andrea Borotto e Michela Belloni, di Noventa, seduti davanti al rifugio Angelini in val di Zoldo (BUSATO)

La grande passione per la montagna li ha spinti a lasciare un posto di lavoro sicuro rilevando la gestione del rifugio Angelini, meglio conosciuto come Sora ‘l Sass, a 1.558 metri di altitudine, nella val di Zoldo, in provincia di Belluno: uno scenario mozzafiato nelle Dolomiti tra le vette Pelmo, Civetta, Antelao e Sorapis. Una scelta non comune quella compiuta dai due giovani coniugi di Noventa, Andrea Borotto, 31 anni, laureato in Economia e commercio, che era impiegato alla Mobilfer di Noventa, e dalla moglie Michela Belloni, 29 anni, originaria di Val Liona, laureata in Agraria, che lavorava alla Coldiretti di Lonigo. 
«Durante il lockdown, che ha sospeso quanto eravamo abituati a fare, ho avuto tempo di pensare a quello che sono e quello che volevo dalla mia vita», spiega Andrea. «Ho rimescolato le carte (pensando che era un peccato trascorrere tante ore in un ufficio) durante un’escursione in montagna con gli amici Alex Pra e Maria Cristina Della Lucia, di Longarone e Agordo, e sono venuto a conoscenza del bando per la gestione del rifugio Angelini. Ne ho parlato con Michela e non ci abbiamo pensato un secondo a presentare il progetto di gestione che è stato accolto a fine maggio dal Cai di val di Zoldo». Borotto precisa che «abbiamo dapprima svolto da casa le prime pratiche amministrative per poi riordinare lo spazio circostante con Alex e a Maria Cristina che ci aiutano nel tempo libero, riaprendo il rifugio il 25 giugno». 
L’attività procede a gonfie vele. «Puntiamo a tenere aperto il più possibile fino a quando non arriverà la neve, poi dipenderà dal flusso delle persone. Ci riteniamo fortunati a svegliarci ogni mattina in questo scenario, in autunno il bosco mostrerà i suoi colori più belli e il profumo della primavera regalerà sensazioni meravigliose». Borotto, che ha un passato da buon centrocampista, spiega di non avere nostalgia del calcio. «L’addio al pallone non mi pesa, credo di aver dato tanto ed era ora giunto il momento di concedermi tempo. Adesso però è iniziato un nuovo capitolo della mia vita e voglio giocarmelo al massimo come facevo nei 90 minuti». 
La coppia ha vissuto da vicino la tragedia della Marmolada. «È una vicenda che ci ha scosso molto: anche noi abbiamo fatto diverse uscite a punta Rocca. Penso che dobbiamo sentirci tutti colpevoli di quello che è successo e smettere di sottovalutare gli effetti del cambiamento climatico. È ora di rinunciare tutti a qualcosa per salvaguardare la vita dell’uomo in questo pianeta». 

 

Felice Busato