Longare

Un 24enne a processo per aver aggredito il parroco

Don Sigfrido Crestani, ex parroco di Longare, dopo le ferite del 2017
Don Sigfrido Crestani, ex parroco di Longare, dopo le ferite del 2017

Dopo tre anni forse avrà un volto e un nome definitivo l'uomo che nella notte tra il 29 e il 30 dicembre del 2017 forzò la canonica della parrocchia di Longare per un tentativo di furto concluso poi con l'aggressione al parroco don Sigfrido Crestani, dal settembre 2019 passato alla parrocchia di Locara nel Veronese. Con le accuse di furto aggravato, violazione di domicilio e lesioni personali è stato infatti rinviato a giudizio Arslan Salaq Mohammad, 24 anni, originario di Arzignano e residente a Longare. Per la procura è lui l'autore del fatto che allora turbò la comunità di Longare. Il processo che fare luce sulla vicenda comincerà il 26 marzo dell'anno prossimo.

Era stato proprio lo stesso parroco fin dall'inizio a indicare il presunto aggressore affermando di averlo riconosciuto tra i giovani che frequentavano l'oratorio. Erano circa le 5 di mattina quando dalla sua camera da letto al primo piano vide una luce, probabilmente quella di un telefonino, filtrare dentro la stanza. Alla reazione del parroco l'intruso si era subito dato alla fuga giù per le scale ed era poi scappato dalla porta di servizio sul retro della canonica. L'uomo era entrato dalla finestra del bagno forzando le imposte così don Sigfrido, dopo aver sprangato di nuovo tutte le porte e puntellato al meglio la finestra del bagno, era tornato nella sua camera senza però dare l'allarme ai carabinieri per informarli dell'accaduto. Un'ingenuità pagata cara perché dopo un po' il malintenzionato era rientrato di nuovo nella canonica, trovandosi faccia a faccia con don Sigfrido. L'intruso era rientrato perché aveva dimenticato il giubbotto davanti all'ingresso della canonica ed era convinto che il parroco gli avesse rubato il portafogli.

«Ho cercato di convincerlo che non avevo preso proprio niente, che si riprendesse il suo giubbotto e se ne andasse via - dichiarò allora don Sigfrido Crestani -, ma lui mi ha afferrato da dietro tentando di strangolarmi con un braccio stretto attorno al collo. Gridava "ti uccido, ti uccido!" -. Sono riuscito a liberarmi dalla stretta e allora mi ha sferrato un pugno sotto il mento, per il colpo sono caduto a terra nel corridoio d'ingresso, cadendo ho battuto con la fronte sulla porta di entrata, che mi ha procurato due lunghi tagli verticali di sei-sette centimetri». 

Albano Mazzaretto
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