Omicidio a Zovencedo

Ucciso a fucilate: il killer conosceva il 47enne freddato

I segni dei colpi di fucile (con i rilievi) che sono rimasti sulla porta d’ingresso di Mauro Pretto. FOTO NEGRIN
I segni dei colpi di fucile (con i rilievi) che sono rimasti sulla porta d’ingresso di Mauro Pretto. FOTO NEGRIN
I segni dei colpi di fucile (con i rilievi) che sono rimasti sulla porta d’ingresso di Mauro Pretto. FOTO NEGRIN
I segni dei colpi di fucile (con i rilievi) che sono rimasti sulla porta d’ingresso di Mauro Pretto. FOTO NEGRIN

ZOVENCEDO. Chi ha ucciso Mauro Pretto, l’artigiano di 47 anni assassinato a colpi di fucile nella notte tra venerdì e sabato nel suo casolare in contra’ Gazzo a Zovencedo, lo conosceva. E sapeva come e quando trovarlo in casa. In queste ore i militari del nucleo investigativo di Vicenza non stanno tralasciando alcuna pista, né traccia, ma appare chiaro che solo una persona in grado di muoversi agevolmente tra i boschi della contrada poteva raggiungere, di notte e con la pioggia, l’abitazione di Pretto. 

 

Tra le varie piste al vaglio degli investigatori, coordinati dal maggiore Giuseppe Bertoli e dal luogotenente Marco Ferrante, solo una sarebbe esclusa: la rapina. Nel vecchio casolare di Pretto, infatti, non c’era nulla da rubare.

 

Il suo corpo è stato rinvenuto da un paio di amici riverso sull’uscio di casa. L’uomo indossava ancora i vestiti della sera prima e la televisione era accesa. Un particolare piuttosto inquietante è il fatto che la porta in legno dell’abitazione sia stata colpita e scheggiata in diversi punti dalle pallottole, pare non più di due, sparate per uccidere Pretto. Come se l’uomo, una volta aperto l’uscio avesse riconosciuto il suo assassino e avesse tentato, invano, di richiuderlo. Senza però riuscirci. I colpi, partiti da un fucile da caccia, lo hanno raggiunto all’altezza del costato e non gli hanno lasciato scampo. A premere il grilletto sarebbe stata una persona sola. Che dopo il delitto è scappata approfittando del buio e della folta vegetazione facendo perdere le proprie tracce piuttosto rapidamente.

 

Matteo Bernardini