Nanto

Testimoni di Geova
Il sindaco
chiude la porta

Un’immagine della Betel di Roma, la cittadella dedicata al culto dei testimoni di Geova. FOTO ARCHIVIO
Un’immagine della Betel di Roma, la cittadella dedicata al culto dei testimoni di Geova. FOTO ARCHIVIO
Un’immagine della Betel di Roma, la cittadella dedicata al culto dei testimoni di Geova. FOTO ARCHIVIO
Un’immagine della Betel di Roma, la cittadella dedicata al culto dei testimoni di Geova. FOTO ARCHIVIO

La Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova in Italia potrebbe aprire a Nanto una sede seconda, per grandezza, solo a quella di Roma: ma il sindaco Ulisse Borotto, ricandidato alle elezioni del 5 giugno, non la vuole. Il sito individuato per la possibile struttura, chiamata Betel e che dovrebbe arrivare ad ospitare diverse centinaia di fedeli, si trova tra via Callisona e via Ca’ Nova, un’area edificabile di 80 mila metri quadri ferma da qualche anno e che tuttavia non sarebbe nemmeno sufficiente per tutte le esigenze richieste.

«Circa un anno fa - spiega Borotto - sono venuti a ricevimento da me in municipio degli incaricati dei Testimoni di Geova per spiegare che a Nanto avevano individuato un sito che loro potevano considerare adatto per costruire la Betel, che doveva essere il punto di riferimento per l’Italia settentrionale. Mi hanno consegnato la documentazione di ciò che intendevano fare, però mi hanno detto che avevano bisogno di 130 mila metri quadri. Mi hanno chiesto se fosse possibile che l’amministrazione comunale modificasse il regolamento per alzare gli indici di edificabilità e compensare così la minore area a disposizione».

Secondo il sito ufficiale dei testimoni di Geova, Jw.org, una Betel o “casa di Dio” è un insediamento per dirigere e sostenere l’opera di predicazione. La sede più importante è a New York e coordina le attività delle filiali sparse in diversi Paesi. Per l’Italia c’è la Betel di Roma. I fedeli che sono all’interno prestano servizio per la comunità e studiano la Bibbia impegnandosi «a promuovere gli interessi del Regno a tempo pieno».

Il sindaco Borotto è contrario a questo insediamento. «L’area richiesta è una zona di pregio, vicino ai colli e al paese - spiega – Ho detto loro se avessero valutato la possibilità di andare a costruire quello che avevano in progetto nell’area del parco eco-industriale vicino al casello di Longare, che mi sembra più adatta per una struttura ricettiva di quel tipo, e anche più indicata per la presenza dell'autostrada, visto che la Betel avrebbe dovuto coordinare attività, come quella di stampa di materiale divulgativo, da portare anche oltre confine. Ma non hanno voluto sentire ragioni, mi hanno messo di fronte a un prendere o lasciare, e io ho preferito lasciar stare».

I motivi per lasciare per Borotto sarebbero più d’uno. «È un’attività che non porterebbe nulla alla nostra comunità, la stessa struttura, essendo in capo a una confessione religiosa, sarebbe pure esentasse. Non porterebbe lavoro alla, essendo autosufficienti - sostiene - Rispetto tutti, ma la Betel sarebbe una cosa a parte, non entrerebbe a far parte della comunità di Nanto. Una mega-struttura del genere, che sarebbe fuori dai parametri edilizi attualmente in vigore, snaturerebbe un paese a misura d’uomo come il nostro. Dal nostro punto di vista, non avrebbe nessuna logica».

Matteo Guarda

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