Lonigo

Reddito di cittadinanza? Lo incassa dal carcere

Incassava il reddito di cittadinanza mentre era in carcere. Non è uno scherzo, ma l’accusa mossa dalla procura che ha chiesto e ottenuto il processo per Domenico Multari, 25 anni, di Lonigo. Il giovane, assistito dall’avv. Lorenzo Manfro, è comparso nei giorni scorsi davanti al giudice Poi e al pubblico ministero onorario Ghirotto; il dibattimento pubblico è stato aggiornato al maggio del prossimo anno, quando entrerà nel vivo.
La vicenda di Multari è quanto mai singolare. Il giovane - parente e omonimo di “Gheddafi”, di Zimella, ritenuto un punto di riferimento dell’ndrangheta e in particolare della cosca Grande Aracri in Veneto, condannato in diversi procedimenti e casualmente accusato in un altro processo analogo a Verona di avere incassato l’assegno di disoccupazione pur non avendone titolo - era stato controllato dalla guardia di finanza di Noventa, nella primavera del 2020. Si trattava di una delle tranche di verifiche mirate che le fiamme gialle compiono sui percettori del sussidio, in odore di irregolarità. Multari junior aveva iniziato a percepire l’assegno mai poi, il 31 ottobre di tre anni fa, era stato arrestato dai carabinieri in un altro procedimento perché era stato trovato in possesso di una pistola illegale ed era stato accompagnato in carcere.
Come noto, uno dei requisiti per ottenere il reddito è quello di non essere sottoposto a misure cautelari. L’imputato non avrebbe fatto alcuna menzione della circostanza - la norma vuole che quando un percettore perde un requisito deve avvisare l’Inps per la sospensione -, che avrebbe comportato la revoca del beneficio; e per alcuni mesi, fino al gennaio successivo, Multari avrebbe continuato ad incassare i 700 euro al mese, e chissà per quanto tempo lo avrebbe fatto, se non fossero arrivati i finanzieri a scoprire quella che è ritenuta una frode. Ora il giovane, che in aula deve difendersi dall’accusa di avere violato la norma che ha stabilito l’entrata in vigore del reddito, con le sue regole, avrà modo di spiegare le sue ragioni.
Multari è una delle circa 600 persone che nel Vicentino - a fronte di circa 12 mila percettori, per almeno un mese, del sussidio pubblico in vigore dalla primavera 2019 - sono state denunciate per avere violato la norma. Tutte loro hanno visto bloccare l’erogazione, e in diversi casi anche scattare il sequestro per equivalente di quanto avevano incamerato.

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