Area Berica

Rapito dalla madre in Venezuela: papà non vede il figlio da quattro anni

Caracas, la capitale del Venezuela dove è scappata la mamma
Caracas, la capitale del Venezuela dove è scappata la mamma
Caracas, la capitale del Venezuela dove è scappata la mamma
Caracas, la capitale del Venezuela dove è scappata la mamma

Suo figlio l’ha salutato la mattina del 18 marzo del 2017, e poi è andato al lavoro. Da allora non lo ha più visto: sua moglie è scappata di casa portando con sè il bambino in Venezuela, e non è più tornata. Il padre, da allora, ci ha parlato qualche volta al telefono. Stop. Ha vinto finora la battaglia giudiziaria in tutte le sedi, ma il suo bambino non l’ha più potuto abbracciare. Ed è pronto, con l’avv. Enrico Baccaro, a ricorrere anche all’Aja per far valere le sue ragioni: finora, infatti, le sentenze dei tribunali italiani sono rimaste lettera morta.

La storia di S. M., 56 anni (pubblichiamo le iniziali per non rendere riconoscibile il figlio), residente fra l’Area Berica nella Bassa Padovana, con diversi legami con il Vicentino, è purtroppo simile a quella di tanti padri. Si era innamorato di Jennifer, venezuelana che oggi ha 50 anni, e se l’era sposata nella patria di lei nel 2007. Lo stesso anno nasce il figlio, che poi portano in Italia dove si stabiliscono. Il bimbo frequenta la scuola e si integra; quando la mamma lo strappa al padre, ha 10 anni, sta frequentando la quinta elementare ed è costretto a interrompere bruscamente gli studi.

Quella sera S. M. torna a casa dal lavoro e non trova nessuno. La moglie non risponde al telefono e, dopo lo spavento iniziale, corre dai carabinieri. Scoprirà poi che Jennifer si era allontanata portando con sé il bimbo e sua madre, che l’aveva raggiunta in Veneto da qualche tempo. Perché? «Perché è giusto così», si è limitata a rispondergli anni dopo. L’aereo fa scalo a Madrid, poi raggiunge Cucuta, in Colombia; da lì in Venezuela il passo è breve. Fra l’altro, la situazione nel Paese è tutt’altro che pacifica ormai da diversi anni. Poiché il passaporto in originale del minorenne ce l’ha ancora il padre, è verosimile che la mamma lo abbia falsificato, ottenendo dal consolato un titolo di viaggio idoneo.

S. M. (che scoprirà che moglie e figlio sono dall’altra parte del mondo qualche tempo dopo) presenta subito con l’avv. Baccaro ricorso per separazione: ottiene dal tribunale civile l’affidamento esclusivo del figlio e la decadenza dalla responsabilità genitoriale di Jennifer. Quel procedimento è tuttora in corso, e lei è contumace.

Segue la denuncia penale: nel maggio 2019 il giudice condanna la venezuelana a due anni e mezzo di reclusione e a risarcire 5 mila euro, oltre alle spese, per sottrazione internazionale di minorenne. Invano l’operaio ha chiesto che si procedesse anche per sequestro di persona. L’imputata, assistita dall’avv. Letizia Guglielmi, di recente ha proposto ricorso in Appello, ma i giudici lagunari hanno confermato la sentenza di primo grado. 

Sulla carta, quindi, la mamma dovrebbe tornare in Italia e affidare il figlio, che oggi ha 14 anni, al papà, per consentirgli di vivere con il genitore e in ossequio a quanto stabilito dai giudici. In realtà, invece, nonostante il fatto che il padre comunque invii periodicamente delle somme di danaro a Caracas per il mantenimento del ragazzo, Jennifer non avrebbe manifestato l’intenzione di muoversi dalla sua patria. L’unica concessione è una telefonata - decide lei quando - ogni tanto. 

«È una situazione inaccettabile - sottolinea il legale vicentino - per la quale speriamo in un intervento delle autorità, in virtù di quanto stabilito dalla Convenzione dell’Aja». 

Diego Neri

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